Paga sempre Pantalone?


L’altro giorno mi trovavo a parlare con alcuni amici dei vari sprechi italiani e coglievo un’ingenua sorpresa nell’apprendere che, ad esempio, il ponte sullo stretto di Messina,
pur non essendo ancora realizzato, ci è già costato 250 milioni di euro.
Per queste opere mastodontiche servono progetti preliminari, valutazioni d’impatto
ambientale, coordinatori del progetto, consulenze per valutare costi/benefici e via dicendo.
E poi serve una società per controllare tutto (nello specifico si chiama “Stretto di Messina”, che fantasia) che sicuramente non è gratis: segreterie, coordinatori, presidenti, consiglieri, ecc.
Ecco che è facile comprendere come si sia arrivati e spendere 250milioni di euro, senza di fatto realizzare nulla.
Ma quest’opera è l’esempio più macroscopico degli sprechi italiani, esistono migliaia di opere mai nate o imbastite che sono costate alla collettività un bel po’ di soldi.
Basta guardare ogni tanto “Striscia la notizia” o “Le iene”, programmi che dovrebbero essere satirici, ma che spesso fi niscono per fare giornalismo d’inchiesta al posto di altri
format più blasonati.
Ospedali fi niti e mai inaugurati, impianti sportivi nuovi e vandalizzati, tangenziali piantate a metà e via dicendo.
L’elenco è lungo, ma anche sulle opere che si riescono a realizzare spesso qualche dubbio sull’utilità viene.
Prendiamo Novi Ligure.
Qui, per esempio, abbiamo visto nascere il museo dei Campionissimi e il Movicentro.
Ma anche opere minori quale può essere Bicincittà, il servizio di bike sharing ben poco utilizzato dai novesi.
Il vanto degli amministratori che si sono succeduti al comando dell’ente è che il Comune non ha sborsato cifre astronomiche per realizzarle.
Si sono sfruttati bandi europei, fondi della Regione e via dicendo non tanto perché queste opere siano strettamente necessarie alla comunità novese, ma si è seguita la filosofia tutta italiana del “tanto se non li usavamo noi, li spendevano altri”.
In linea teorica è vero, perché se un ente stanzia dei fondi per determinati progetti a qualcuno quei soldi vanno, ma grazie a questo generale modo di pensare oggi non solo lo Stato, ma anche l’Europa è costata e costa tutt’ora alla collettività parte del debito che ci sta stritolando.
Davvero sono opere “gratuite”?
Quei fondi regionali ed europei sono spuntati magicamente dal cilindro o arrivano forse dalle nostra tasse?
Quindi dire che il Comune non ci ha messo tanti soldi non è del tutto vero: l’ente sicuramente sì, ma i novesi no.
Senza contare che oggi quelle opere “gratuite” necessitano di ampia manutenzione,
che è a carico del Comune, quindi nessun esborso per costruirli, ma sicuramente qualche soldo per evitare che crollino ce lo si deve spendere.
Finché c’erano le vacche grasse forse non era importante, ma oggi che le vacche
son scheletriche anche la goccia contribuisce a formare l’oceano.
Un amico mi ha chiesto: al posto di finanziare queste opere, non era meglio chiedere
maggiori fondi alle amministrazioni locali? E bravo!
Poi come facevano ad andare in giro a sciacquarsi la bocca che a Novi c’è il
Museo dei Campionissimi che al Comune non è costato niente?
Tanto paga Pantalone…

Pubblicato su Il Nostro Giornale 2 febbaio 2012

http://www.regione.piemonte.it/mentelocale/DownloadPaginaGiornale.do?pathPdf=20120202%2FNostro%2520Giornale%2520%28AL%29%2FPDF%2F&nomePdf=04-INGI_09.pdf&data=02%2F02%2F2012&fp=N2JkOWNhZWJkNjUwYjNkZGJkOWYyYTNjMTFiNDJmNGM1NzJhOWIyMg%3D%3D

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