NUCLEARE? PARLIAMONE…


Post_nuclear_by_faZefulL'argomento di per se scatena mille discussioni, separando inevitabilmente le persone fra favorevoli e contrari, entrambi convinti di avere assolutamente ragione.
Da buona pecora nera mi riservo sempre il beneficio del dubbio, se non altro mi concedo di analizzare la questione senza pregiudizi e cercando di valutare, nel mio piccolo, tutti gli aspetti spogliandoli dal partigianismo ambientalista, che spesso molti politicanti caricano su queste problematiche, per evitare che la gente ragioni

Una questione su cui molti eco-partigiani tacciono è che il referendum del 1987 non disse NO al Nucleare, perchè i tre quesiti erano:

  1. abolizione della procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari
  2. abolizione dei contributi a regioni e comuni sedi di impianti elettronucleari
  3. abolizione della partecipazione dell' Enel alla realizzazione di impianti elettronucleari all'estero

La vittoria dei SI, dunque, cancellò di fatto alcune disposizioni di legge concepite per gli insediamenti energetici, ma sull'ondata del disastro di Chernobyl, il Governo di allora decise di chiudere le 4 centrali italiane allora esistenti, nonostante non fosse argomento trattato nei referendum.
Questa mossa si stima che ci sia costata circa 1 miliardo di lire al giorno per 20anni sulla centrale di Caorso, mentre un altro miliardo al giorno è il costo della chiusura delle centrali di Trino e di Latina.
Senza contare poi i costi derivanti dalla riconversione di Montaldo di Castro e dallo smantellamento complessivo e non ancora ultimato degli impianti nucleari esistenti (vedi Bosco Marengo).
Il paradosso è che i referendum non posero vincoli sull'acquisto dell'energia elettrica all'estero, pertanto compriamo energia nucleare in Francia e ci paghiamo anche lo smaltimento delle loro scorie.
Mi viene in mente quel detto popolare di tagliarsi gli attributi per far dispetto alla moglie…
Il risultato è che nel 2008 (ad esempio) le imprese italiane hanno pagato 11,66 euro per avere 100 chiliwattora, quando quelle inglesi hanno pagato solo 7,72 euro e quelle francesi, che producono l'80 % di energia elettrica dal nucleare, appena 5,08 euro.
E già molti paesi europei stanno facendo marcia indietro sull'abbandono del nucleare, seguiti dagli USA che hanno stanziato 6 miliardi di euro per 2 centrali in Georgia.
Fino a qui appare logico che un nucleare di terza o quarta generazione (come chiamano gli impianti moderni) andrebbe incontro alla fame di energia elettrica italiana, ridurrebbe l'immissione di CO2 e forse anche noi ne avremmo un ritorno economico sulla bolletta.
Del resto basta pensare quanto dipendiamo oggi dalla corrente elettrica: acqua e gas arrivano nelle nostre case grazie a pompe elettriche, usiamo phon, rasoio, lavatrice, frigoriferi, distributori di carburante, supermercati, bancomat, metrò, ecc
Ovviamente mi rendo anche conto della paura di molti italiani, questione su cui fanno leva gli eco-partigiani, ovvero che siamo in Italia!
EcoLibarna è un buon esempio su come vengono gestite le questioni ecologiche anche nella nostra provincia, per non parlare della Solvey di Spientta o della ControlSonic di Tortona, dove alcune migliaia di bidoni contenenti rifiuti ospedialieri radioattivi aspettano uno smaltimento dal 2000.
Ecco che poi, grazie a queste perle, gli eco-partigiani hanno presa facile sulla gente e li spingono a dire NO a qualunque iniziativa che paventi anche lontanamente inquinamento.
Pertanto si dice no alla produzione di Bio-Etanolo a Rivalta, nonostante si parli sempre di energia pulita, facendo leva su una serie di obiezioni sulla sicurezza, sul traffico, sull'inquinamento acustico, luminoso ed idrico e sulla possibilità che al posto dell'impianto possa sorgere un inceneritore.
Ho anche visto articoli che contestano il bioetanolo perchè è "eticamente sbagliato mettere cibo nel serbatoio", nonostante si ammetta che è un carburante pulito.
Quindi va bene usare il bioetanolo, ma non produrlo?E pensare che proprio nel Parco Tecnologico Scientifico di Rivalta è nato il bioetanolo di seconda generazione, che non usa il mais, magari Rivalta poteva essere il primo paese a produrlo in scala industriale.
Stessa sorte è toccata alla centrale a biomasse respinta a Predosa, dove si prevedeva di bruciare legna producendo energia termina e/o elettrica
Il progetto è stato affossato perchè domani poteva esser convertito come inceneritore e via a quantificare ed elencare tutte le sostanze immesse dall'atmosfera SE al posto della legna avessero bruciato questo o quel rifiuto
Perchè ovviamente la parola INCENERITORE evoca scenari paurosi nell'immaginario della gente.
Come se una fabbrica inquinasse di meno, ma in quel caso tutti zitti perchè porta palanche.
Però non sento mai parlare di una soluzione per la rumenta che produciamo, ad esempio.
Ricapitolando: le discariche NO perchè puzzano, i termovalorizzatori NO perchè inquinano e fare la differenziata è una palla (i dati del Consorzio Rifiuti parlano chiaro), quindi per smaltire la spazzatura che produciamo che soluzioni vogliamo adottare?
Ce la mangiamo, la mandiamo in Africa o la spariamo nello spazio?
Napoli sicuramente è un caso limite per diversi aspetti legati alla criminalità organizzata, ma continuare a produrre rifiuti senza una concreta politica di smaltimento ci avvicina sempre di più a quella situazione
Sia chiaro: leggendo i vari documenti sono tutti argomenti rispettabili e condivisibili, però una soluzione bisogna trovarla, non basta dire NO e lasciare tutto come prima.
Ben vengano il nucleare, i decompositori, i rigassificatori o i termovalorizzatori se possono ridurre l'inquinamento.
Magari è il caso di avere vincoli chiari nelle normative e garanzie nero su bianco, pretendendo che l'ARPA svolga il suo lavoro.
ed istituendo delle apposite commissioni formate da esperti di ambiente, geologi, ingegneri, ecc che possano vigilare sul rispetto della legge, in modo che si riesca a produrre queste fonti di energia pulita.
Diversamente, con uno sterile NO, non risolve il problema.

Ermanno Cecconetto

Pubblicato su NoviOnLine 8 Ottobre 2010
http://www.novionline.net/news/societ-e-cultura/la-pecora-nera-nucleare-parliamone.html

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