Sanità ingessata…


doctorIl reparto della sanità sta creando diversi grattacapi in Regione ed anche in provincia.
In Regione perché il costo complessivo di questo comparto assorbe oltre il 70% delle
risorse economiche e quindi, in periodo di magra, un taglio alla spesa sarebbe auspicabile.
In provincia perché a distanza di oltre un mese dalla nomina del direttore generale dell’Asl Pasino, ancora non ci sono i nomi del direttore sanitario e di quello amministrativo.

Ma se a Torino la querelle è squisitamente tecnica, a livello provinciale il sospetto è che sia in atto un braccio di ferro fra Cavallera e Botta per la conquista delle cadreghe.
In un primo momento, infatti, sui giornali erano apparsi i nomi di Laura Bruna, attualmente direttore generale del Comune di Acqui Terme, e Maria Fabia Cosimi, primario di anatomia patologica al San Giacomo di Novi, entrambe date per vicine a Cavallera, ma poi tutto è stato smentito dallo stesso Pasino.
Sembra che la troppa affi nità con l’assessore ed il fatto che Casale Monferrato (città di Botta) non avesse una rappresentanza di prestigio all’interno dell’Asl, abbia fatto arrabbiare alcuni.
Sicuramente una brutta gatta da pelare in un periodo non facile per il PdL, considerando anche il Piano Sanitario Regionale che sembra promettere lacrime e sangue, quindi difficile da far digerire agli elettori.
Il dubbio se nella nostra provincia servano sette ospedali o se sia possibile razionalizzare il servizio erogato è lecito, tenendo anche conto del blocco delle assunzioni che sta riducendo drasticamente il personale.
Del resto soltanto la metà del personale che va in pensione può essere rimpiazzato e quindi è facile prevedere che presto molti reparti dovranno chiudere i battenti o limitare i posti letti.
Se fossimo in un paese normale, il problema non si porrebbe: basterebbe accorpare i presidi ospedalieri riducendoli per esempio a tre (Alessandria, Casale ed Acqui) e garantendo dei poli-ambulatorio territoriali come quello di Arquata nelle altre città.
Si potrebbe anche rispolverare il vecchio progetto dell’ospedale nel triangolo Novi-Tortona-Alessandria, garantendo un migliore servizio alla popolazione dei tre territori, eliminando ovviamente l’ospedale alessandrino.
La vendita degli attuali complessi ospedalieri di Tortona, Novi, Ovada e Valenza garantirebbe un buon introito da usare per le strutture esistenti e l’accorpamento del personale permetterebbe di arginare il blocco delle assunzioni.
Ma essendo in Italia già immagino le sommosse popolari di quei dipendenti che sarebbero destinati altrove. Uno scandalo che verrebbe cavalcato ovviamente dall’opposizione e in questo caso non è questione di colore politico, perché qualunque opposizione cavalcherebbe una simile protesta in ottica elettorale.
Soprattutto quale politico sarebbe così folle da prendersi carico di un simile fardello, con la certezza di non esser più rieletto?
Meglio dunque tagliare qua e là, evitare malumori e perdite di cadreghe e lasciare tutto così, in fondo siamo in Italia, qualche Santo provvederà…

Ermanno Cecconetto

pubblicato sul Nostro Giornale 03 marzo 2011
http://www.regione.piemonte.it/mentelocale/DownloadPaginaGiornale.do?pathPdf=20110303%2FNostro%2520Giornale%2520%28AL%29%2FPDF%2F&nomePdf=08-INGI_08.pdf&data=03%2F03%2F2011&fp=ZDNjMjExMDA0MjFmNzkwODk5MmZlZmI0MDRjNTZkNzcxZmI3ZWI1MA%3D%3D

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...