Nucleare? Nì, e vi spiego perchè


Lo sciacallaggio mediatico messo in atto da alcuni politici in questi terribili giorni è stato veramente meschino.
Mentre la terra tremava ancora in Giappone, questi avvoltoi si sono affrettati ad enfatizzare il disastro per poter schierare quanta più gente possibile dalla parte del “no” sul nucleare.
Tanto che in Italia si è registrato un boom di vendite di maschere antigas e contatori gaiger e la Germania, a quanto si è appreso, ha dovuto chiudere alcune delle centrali più vetuste.
Faccio qualche considerazione: il Giappone ha subito una scossa del 9° grado e non è crollato nemmeno un palazzo.
I danni, purtroppo, sono stati fatti tutti dallo Tzunami, non dal terremoto.
La centrale dove sono esplosi i reattori ha ben 40 anni.
Qualche crepa, dopo 40 anni, ci sarà ben stata.
Si sono sprecati paragoni improponibili fra Italia e Giappone, senza considerare che se un malaugurato giorno dovesse venire una scossa simile in Italia, le centrali sarebbero solo uno dei nostri problemi, perchè la verità è che non resterebbe in piedi nemmeno un mattoncino.
L’Aquila, che subì una scossa del 6° grado, direi che ci ha dato un esempio suffi cientemente chiaro di quanto potrebbe accadere.
Non so, invece, se vi è capitato di vedere i filmati giapponesi delle videocamere di sicurezza degli edifici.
È impressionante vedere la gente negli uffici che balla letteralmente e poi all’esterno non vedere nemmeno un calcinaccio per terra.
Diciamo, piuttosto che sarebbe l’ora di mettere da parte spauracchi e anatemi e parlare seriamente di nucleare. Io personalmente sono favorevole al nucleare, perché è una valida alternativa al petrolio.
Non in Italia, però, e lo dico in tutta sincerità.
Non esistono scuse o giri di parole: in Italia non saremo in grado di gestire delle centrali nucleari in piena sicurezza.
Punto!
Non tiriamo in ballo il Giappone, che è in ginocchio e non piange nemmeno, dando una lezione di dignità al mondo; una lezione che è solo da prender come esempio
Dovessimo rifare centrali nucleari qui da noi, stiamo pur certi che ci sarebbe qualche furbetto di turno che per lucrare sulle commesse risparmierebbe sul cemento, sul ferro o sui componenti elettronici, magari pagando la bustarella a chi dovrebbe controllare.
Non c’è Veronesi che tenga.
Per non parlare poi di dove fare le centrali…
Sicuramente sono un bel business per chi opera nel settore e la pianura Padana è l’unica vasta zona che non risente di movimenti tellurici, perché è un sedimento alluvionale.
Ma Zaia e colleghi hanno già detto “No grazie”.
Quindi dove le andiamo a fare? in Sicilia o in Abruzzo che sono zone sismiche? No di certo, c’è da augurarsi.
Ma se, invece, alla base del no ci sono altre considerazioni, come la paura di un eventuale incidente, allora non vale neppure la pena di discuterne.
L’alternativa, per chi ha queste paure, è cambiare continente, perché, ricordiamoci bene, Francia e Germania
sono ben rimpinzate di centrali.
La nube radioattiva non si ferma certo sulle Alpi solo perché abbiamo votato per il “no” al nucleare!

Ermanno Cecconetto

pubblicato su Il Nostro Giornale 24 marzo 2011
http://www.regione.piemonte.it/mentelocale/DownloadPaginaGiornale.do?pathPdf=20110324%2FNostro%2520Giornale%2520%28AL%29%2FPDF%2F&nomePdf=11-INGI_08.pdf&data=24%2F03%2F2011&fp=MmYwMjBhN2QyMjRlYmYxYWRlZDEyODBhMTZkZjc1ZTY1MzViNWYzZA%3D%3D

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