Caro amico ciclista…


Una domenica mattina stavo percorrendo la statale che da Mortara arriva a Tortona, quando ho iniziato a vedere diversi ciclisti sparsi qua e la.
Niente di strano: la giornata era bella e quindi è normale in questo periodo.
Forse c’era anche una gara amatoriale e quindi la concentrazione di praticanti era piuttosto alta.
Quello che stupisce sempre è la mancanza di rispetto delle regole adottate. Sgombriamo subito il campo da possibili equivoci, perché molti amici cercano sempre la scusa che la bici non è un veicolo:
la bicicletta è defi ita dal Codice della Strada come veicolo, e come tale obbliga il ciclista al pieno rispetto delle norme che regolano la circolazione.
Sempre il Codice della Strada prevede che due ciclisti (e non di più) possono circolare affi ancati solo nei centri abitati; fuori è consentito solo se uno di essi ha meno di dieci anni e procede alla destra dell’altro.
Eppure la brutta abitudine di dialogare fianco a fianco mentre sei su una statale, con un traffico non dico sostenuto, ma abbastanza regolare, mi pare una cosa conclamata e reiterata.
Posso capire che l’ambiente bucolico porti a pensare di esser padroni della strada, ma il
problema è abbastanza serio: per superare i ciclisti “ciarlieri” a volte azzardi un sorpasso e non tutti sanno valutare bene i rischi (pensiamo a persone anziane che magari hanno i rifl essi più lenti).
Fare un frontale con le auto che provengono nel senso di marcia opposto è una situazione concreta.
L’alternativa è falciare i ciclisti per evitare le auto, ma non mi sembra molto valida…
Sicuramente bisogna esser tolleranti e “chiudere un occhio”, ma quando inizi a superarne due, poi altri quattro, poi altri due …
Insomma la cosa si fa abbastanza pericolosa.
Quanti di noi, poi, si siano già trovati davanti a grupponi di 20-30 ciclisti che occupano tutta la carreggiata, in colonne da 3 o 4 persone?
Tutti allegramente insieme e se provi a suonare per chiedere strada ti mandano pure a quel paese…
Per non parlare di quelle persone quando si “divertono” a fare le volate e quindi superare questo ammasso di gente che corre disordinato diventa veramente un problema.
Che dire poi di quei ciclisti che fanno inversione di marcia senza badare troppo a chi arriva o di quelli che si fermano sul ciglio della strada per effettuare i propri bisognini “idrici” senza allontanarsi dalla carreggiata…
Immagino già che alcuni, dopo questo articolo, mi giudicheranno il solito automobilista razzista, ma a volte non riesco proprio a capire.
Non sono certo un bacchettone e mi domando: perché non rispettare le regole?
Inutile obiettare che i nostri politici, i nostri industriali, i nostri capi, i nostri “qualche-cosa” non rispettano le regole e quindi noi ci accodiamo, perché il senso civico è una questione anche di rispetto verso noi stessi.
Altrimenti siamo solo animali.

Pubblicato sul Nostro Giornale 16 giugno 2011
http://www.regione.piemonte.it/mentelocale/DownloadPaginaGiornale.do?pathPdf=20110616%2FNostro%2520Giornale%2520%28AL%29%2FPDF%2F&nomePdf=23-INGI_09.pdf&data=16%2F06%2F2011&fp=ZTc3MWUxYWM3MjFiNWMxZmJjYTc5NTUwNzlmMTk1NThkMWIyYzBiZA%3D%3D

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One thought on “Caro amico ciclista…

  1. Anch’io sono ciclista ogni tanto e devo riconoscere che quello che hai scritto è vero, vi sono delle regole da rispettare, prima fra tutte il rispetto del prossimo, che molti ciclisti sembrano aver dimenticato.
    Purtroppo capita spesso anche a me, guidando l’automobile, di trovare ciclisti dediti alla conversazione, e la cosa è abbastanza fastidiosa.

    Un saluto

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