STACCARE LA SPINA!


Da diverso tempo sento usare questo termine nei confronti dell’attuale Governo ed è sorprendente vedere come si usi con leggerezza, senza pensare per un attimo al riferimento implicito che si fa a tutte quelle persone che realmente soffrono negli ospedali e che non possono “staccare la spina”, decidendo di morire in pace.
L’accozzaglia di politicanti che da tempo pascola in Parlamento non è mai riuscita a fare una legge decente sul testamento biologico, ma nonostante tutto usa il termine per enfatizzare il proprio pensiero.
Ma questa famosa spina chi la dovrebbe staccare?
Tutti gli sguardi ovviamente sono puntati su Bossi, che ha cambiato atteggiamento non tanto verso Berlusconi, quanto con gli scomodi elementi del pdl, che fanno a gara nel far brutte figure o nel collezionare avvisi di garanzia.
Il leader indiscusso del movimento ultimamente glissa sulla domanda se si arriverà al 2013 e del resto il senatur sa bene che all’interno della Lega in pochi piangerebbero se il patto di Governo dovesse finire, perché la base stenta a comprendere e digerire il senso di alcuni provvedimenti che di fatto hanno penalizzato la povera gente.
Giusto qualche giorno fa ho visto un reportage fatto fra Bergamo e Brescia dove molti lamentavano come la Lega ultimamente si stia appiattendo sulle comode poltrone romane e non abbia più portato a casa nessun risultato utile per il Nord.
Unito al mugugno che tanti eletti padani stanno diventando dei cloni dei loro colleghi terroni, collezionando cariche ed accumulando indennità come veri burocrati di democristiana memoria.
Del resto anche le accuse di nepotismo nel movimento si sprecano, come non ricordare la polemica sulla candidatura del Trota in consiglio regionale?
Trota che già si era trovato nella bufera nel 2009 perché a soli 20 anni era stato nominato membro dell’Osservatorio sulla trasparenza e l’efficacia del sistema fieristico lombardo senza alcuna esperienza, dopo esser salito agli onori delle cronache per esser stato bocciato all’esame di maturità per tre volte.
Ma oramai in Italia abbiamo preso la brutta piega di avere dei partiti “ad personam” e non si capisce più nulla.
Nel simbolo dell’UDC fa bella mostra di se un “CASINI” bianco in campo rosso sopra allo scudocrociato; il primo logo di Futuro e Libertà aveva “FINI” ben stampato in alto.
Ma se anche non sono presenti nei loghi, molti partiti oggi sono difficilmente slegabili dai loro leader.
Pensiamo a Di Pietro, Grillo o Vendola, che di fatto quando parlano, esprimono non tanto la loro opinione, ma dettano la linea del partito, senza timore di smentite.
Lo stesso Di Pietro che catapulta il figlio a Termoli, candidandolo alle regionali e provocando le ire dei suoi militanti, ma puntualizzando che suo figlio non è come quello di Bossi…
Verrebbe da fare il giochino della settimana enigmistica: “Trova le differenze”.
Dal giro dei partiti “padronali” resta fuori il PD, lacerato da anni da lotte intestine fra ex-comunisti, ex-democristiani e neo-progressisti, senza riuscire mai ad indicare una rotta precisa, mentre il momento di crisi potrebbe effettivamente premiarli.
Basta pensare ad esempio all’ultima raccolta firme sui referendum “pacco” anti-porcellum.
I circoli si stanno mobilitando per raccogliere le firme, ma ufficialmente il PD non appoggia i quesiti referendari.
E del resto, se veramente si ritorna al Mattarellum, prima o poi bisognerà spiegarlo ai cittadini che potranno scegliere SOLO un quarto dei parlamentari, mentre gli altri tre quarti resteranno a “discrezione” delle segreterie dei partiti.
Già me lo vedo, il buon Bersani esordire con un: “Ragassi, ma siamo passi?”, aggiungendo: “Io l’ho detto chiaro e tondo che non volevo mettere il cappello del partito su un’iniziativa della società civile.”
Ma sul Mattarellum, secondo baffino D’Alema, si giocherebbe anche il futuro del Governo.
La Lega, pur di non doversi mettere a tavolino con l’odiato/amato PdL per scegliere i candidati, collegio per collegio, potrebbe preferire una bella crisi e rimescolare le carte in tavola.
E si torna dunque a guardare Bossi, per capire cosa farà.
Sicuramente vista l’aria che tira, al senatur converrebbe tornare alle urne, perché l’attuale legge elettorale potrebbe garantirgli un buon numero di parlamentari, visto che il PdL verrà penalizzato dalle scelte “discutibili” dell’ultima manovra economica e che il malcontento potrebbe alimentare il voto di protesta.
Ma il popolo del nord risponderà all’appello o finirà come a Milano?

Pubblicato su NoviOnLine 30 settembre 2011
http://www.novionline.net/news/invia-il-tuo-articolo/la-pecora-nera-staccare-la-spina.html

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