CAMBIARE, MA CAMBIARE VERAMENTE!


La richiesta che timidamente veniva fatta da alcuni tempo fa, è diventata oramai un grido portato avanti da molti, ma sembra che ai piani alti non capiscano.
O meglio: capiscono, ma fanno assolutamente finta di non capire, perché sarebbe la fine per tanti mediocri burocrati che hanno raggiunto quelle posizioni solo grazie alla loro astuzia o alla loro disponibilità e non certo per meriti.
Ora però la situazione inizia a farsi imbarazzante e nonostante questo alcuni si ostinano a non voler guardare in faccia alla realtà.
Tralasciando gli strali dell’opposizione, che in fondo fa il suo mestiere, oramai è chiaro che Berlusconi e Bossi hanno “qualche” problema in casa.
La vicenda leghista del segretario provinciale eletto “ad umbertum” ha suscitato molte polemiche, perché ha mostrato un aspetto molto “patriarcale” che i leghisti della prima ora stentano a capire.
Sul fronte vicino, la favola delle primarie sta assumendo un aspetto grottesco.
E’ bastato associare Berlusconi alla parola “primarie” che è scoppiato subito un subbuglio.
Colpa della Meloni, che nella sua giovane irruenza ha osato dire: “anche Berlusconi deve partecipare alle primarie”.
La smentita di Alfano è arrivata in tempi record, rammentando che il partito “non ha bisogno di fare una consultazione popolare per sapere che Berlusconi è il leader”.
Questo atteggiamento cieco mi fa ricordare la storiella nata con l’uscita della prima Ford.
Leggenda popolare vuole che domandarono ad Henry Ford: “In quale colore la farete?
E il gentiluomo americano rispose: “Ogni cliente può ottenere un’auto colorata di qualunque colore desideri, purché sia nero”.
Dunque ben vengano i congressi, le primarie e la tanto agognata rivoluzione liberale, purchè non si tocchi Berlusconi.
E del resto su questa linea sembra si stiano attenendo tutti i vari falchi che svolazzano nel partito.
A cominciare da Scajola: benché chieda da tempo una scossa, quando si tratta di metterla in pratica si ritira sull’Aventino, dichiarando che all’amico Silvio non farà mai del male.
E del resto il forte dubbio che attanaglia anche la base del Pdl è proprio questo: fatti i congressi provinciali e cittadini, il cambiamento andrà avanti rinnovando anche i vertici?
Oppure si tratterà di un semplice contentino per tamponare i malumori di pancia dei militanti?
Se si realizzerà la seconda ipotesi il tracollo di credibilità (già ridotto al lumicino) sarà fatale.
Non sono nei confronti degli elettori che già sono in fuga, come dimostra la sconfitta di Milano.
Ma la delusione avrà effetto soprattutto su quella parte di militanza attiva che ancora si ostina a sperare in qualche cosa di diverso rispetto alle accuse dell’essere in un partito di plastica.
Nessuno, penso, discute sul contributo dato da Berlusconi (nel bene e nel male) in questo periodo, ma appare veramente assurdo che ogni qual volta si parli del futuro, i vertici del partito partono a testa bassa contro chi osa parlare di un futuro senza Berlusconi.
Di responsabili e scilipoti vari la gente è stufa ed il pdl deve sapersi rinnovare non solo a livello locale e provinciale, ma anche ai livelli superiori.
Il perché è logico: pensiamo ad esempio alla boutade di Rotondi sul fatto che bisogna coccolare i parlamentari o alla dichiarazione di Bondi secondo cui le tessere di partito non servono a nulla.
Per non parlare dell’inglese di La Russa o della figuraccia di Brancher, che appena eletto ministro di avvalse subito dell’impedimento a comparire in aula.
Ora vale la pena prendersi delle palate di guano in faccia, convincere la gente che il pdl è anche qualche cosa di diverso dal “partito della gnocca”, quando poi i vertici se ne escono con le loro boiate assurde?

Pubblicato su NoviOnLine 14 ottobre 2011
http://www.novionline.net/news/invia-il-tuo-articolo/la-pecora-nera-cambiare-ma-cambiare-veram.html

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