IL VALZER DELLE CADREGHE


Tempo di elezioni e di sorprese.
In Europa la crisi e la paura hanno portato Sarko fuori dall’Eliseo e i neonazisti nel parlamento greco.
L’ex amico di Silvio (come l’ha pubblicamente ripudiato durante la campagna elettorale) ha sicuramente pagato una politica lontana dai problemi francesi e più vicina agli interessi tedeschi, oltre alla guerra in Libia ed a una buona dose di arroganza.
In Grecia si profila il caos, con un parlamento nettamente spezzettato e incapace di formare un nuovo governo.
Quello che sicuramente esce dalle urne è la netta vittoria delle ale estreme dei parlamenti. Non solo la destra nazionalista di Le Pen e di Alba dorata, ma anche la sinistra radicale, che in Grecia viene addirittura incaricata di formare un governo dopo ben 50 anni.
Il messaggio appare abbastanza chiaro: la gente non si fida più di questo grande carrozzone chiamato Europa!
Hollande l’ha detto in modo “diplomatico”, annunciando che è ora di parlare di crescia, oltre che di rigore, mentre è stato più duro Tsiprar, per pochi giorni governatore greco, che in una lettere alla BCE dichiara apertamente che i precedenti accordi sull’austerity non sono più validi.
Ovviamente il leader della sinistra radicale greca ha sfruttato i pochi giorni a disposizione per cercare di formare un governo per farsi un po’ di pubblicità, ma sembra probabile che a giugno la Grecia andrà nuovamente alle elezioni e i maggiori partiti incolpano i greci per non aver dato loro i numeri per governare.
Scenario che potrebbe riproporsi anche in Italia, analizzando gli ultimi risultati elettorali.
Casini infatti ha già messo in soffitta il Terzo Polo, dichiarando che era propedeutico alla caduta di Berlusconi e che quindi bisogna essere in grado di rappresentare la richiesta di cambiamento e novità.
L’analisi del PierFerdy va oltre e per lui il voto è stato “l’esplosione dell’antipolitica, perdono i partiti tradizionali ed i moderati si ritrovano sotto le macerie
Sicuramente il pdl e la Lega sono quelli messi peggio, mentre il pd, grazie ai candidati vendoliani, resta a galla.
E se persino Napolitano si è sentito in dovere di dire che lui ricorda solo il boom degli anni ’60, per sminuire il risultato del Movimento 5 Stelle, vuol dire che le mummie della politica iniziano a scricchiolare paurosamente.
Anche perchè il Movimento non solo sta mostrando volti nuovi ai cittadini (cosa di cui oramai avevamo perso le speranze), ma sta dimostrando che si può far politica senza spendere cifre colossali e costando molto meno dei partitoni tradizionali.
Un’eresia che rischia di mandare in fallimento le varie aziende-partito che invece piangono miseria per la rinuncia dell’ultima tranche dei rimoborsi elettorali di luglio (nonostante a noi abbiano chiesto mille sacrifici).
In questi giorni si discute se dimezzare la tranche di luglio e già mi vedo i poveri parlamentari costretti a portarsi le borse da soli o a prendere il cappuccio senza bombolone alla crema causa austerity…
Sembra proprio che l’affollamento al centro, cui abbiamo assistito in tutti questi anni, ha fallito nel proteggere l’uomo qualunque, preferendo interessi ben più pingui.
L’idea che le posizioni moderate potessero essere la salvaguardia di uno Stato più equilibrato e giusto si scontra con la realtà dei fatti.
Non solo in Italia, ma anche nel resto dell’Europa, i cittadini devono pagare di tasca propria una crisi generata da decisioni che spesso si traducono in inciuci con chi detiene le palanche.
Politici, banchieri ed affaristi sempre pronti a prender denari, ma gli ultimi a scucirne (se lo fanno).
Non dico che arriveremo a quanto è accaduto in Islanda (e di cui i giornali non parlano), ma la gente inizia a domandarsi perchè tutti devono pagare per gli errori di pochi.
Quindi è normale che una buona parte di elettori abbia iniziato a guardarsi altrove, sperando che qualche cosa di buono in questo magma partitico ci sia, mentre tanti altri hanno preferito non votare, sfiduciati oramai delle bigie dei politicanti.
E le dichiarazioni, anche locali, sulla vittoria dell’antipolitica non fanno che alimentare questa fuga di voti.
Del resto come si può dire che ha vinto l’antipolitica solo perchè la gente ha deciso di votare il movimento 5 stelle, che è risultato la terza forza del paese dopo la prima vera consultazione generale?
I candidati del movimento non sono forse stati democraticamente votati ed eletti?
Quindi si può parlare di alternativa politica, di antipartitismo, di antipatia versa la casta costituita, ma non è certo di antipolitica, dato che fare politica significa occuparsi della cosa pubblica (termine che molte “mummie” hanno dimenticato).
Al posto di fare seria autocritica ed iniziare un serio processo di svecchiamento, i partiti si autocelebrano e liquidano la questione alla scelta sbagliata dei candidati, alle cattive amicizie o all’antipolitica.
Chissà se ora metteranno mano alla riforma della legge elettorale e se troveranno un cavillo per ammettere solo i partiti alle competizioni nazionali?
In modo che o il Movimento si dovrà trasformare in partito (diventando uguale agli odiati pdl e pidimenoelle), oppure ne sarà escluso.
In fondo si tratta di salvare il paese dall’antipolitica no?

Pubblicato su NoviOnLine 11 Maggio 2012
http://www.novionline.net/news/invia-il-tuo-articolo/la-pecora-nera-il-valzer-delle-cadreghe.html

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