BENITO ED I TERREMOTI!


L’altro giorno su facebook mi è capitato di leggere e condividere un’immagine che faceva un raffronto tra come sono stati gestiti alcuni terremoti ai tempi di Mussolini e ai giorni nostri. In particolare si faceva riferimento al terremoto del Vulture del 1930 e a quello dell’Emilia dei giorni nostri.
La foto è rimasta attiva per mezza giornata e poi evidentemente è stata segnalata agli amministratori di facebook come “contenuto non consono”, anche perchè in fondo capeggiava la scritta “Mussolini: poche parole, tanti fatti“, ma sollevava comunque un quesito degno di discussione.
Per evitare facili commenti antifascisti premetto da subito che non voglio assolutamente sottintendere che “si stava meglio quando si stava peggio”, ma mi sottopongo una riflessione.
Terremoto del Vulture, anno 1930: l’allora Ministro dei Lavori Pubblici, l’on. Araldo di Crollalanza, in base alle disposizioni vigenti che prevedevano la concentrazione di tutte le competenze operative, nei casi di catastrofe, nel Ministero dei Lavori Pubblici, fece effettuare nel giro di pochissime ore il trasferimento di tutti gli uffici del Genio Civile, del personale tecnico, nella zona sinistrata, così come era previsto dal piano di intervento e dalle tabelle di mobilitazione che venivano periodicamente aggiornate.
Nella stazione di Roma, su un binario morto, era sempre in sosta un treno speciale, completo di materiale di pronto intervento, munito di apparecchiature per demolizioni e quant’altro necessario per provvedere alle prime esigenze di soccorso e di assistenza alle popolazioni sinistrate.
Sul treno presero posto il Ministro, i tecnici e tutto il personale necessario.
Per tutto il periodo della ricostruzione, Araldo di Crollalanza non si allontanò mai dalla zona sinistrata, adattandosi a dormire in una vettura del treno speciale che si spostava, con il relativo ufficio tecnico da una stazione all’altra per seguire direttamente le opere di ricostruzione.
I lavori iniziarono immediatamente e furono incaricate numerose imprese edili che prontamente conversero sul posto, con tutta l’attrezzatura.
Lavorando su schemi di progetti standard si poté dare inizio alla costruzione di casette a pian terreno di due o tre stanze anti-sismiche, particolarmente idonee a rischio; contemporaneamente fu disposta anche la riparazione di migliaia di abitazioni ristrutturabili, in modo da riconsegnarle ai sinistrati prima dell’arrivo dell’inverno.
A soli tre mesi dal catastrofico sisma, e precisamente il 28 ottobre 1930, le prime case vennero consegnate alle popolazioni della Campania, della Lucania e della Puglia.
Furono costruite 3.746 case e riparate 5.190 abitazioni negli oltre 50 comuni interessati dal sisma.
Nonostante il breve tempo impiegato nel costruirle e nonostante i mezzi tecnologici relativamente antiquati di cui poteva disporre l’Italia del 1930, le palazzine edificate in questo periodo resistettero ad un altro importante terremoto che colpì la stessa area 50 anni dopo. (fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Terremoto_del_Vulture)
Terremoto dell’Aquila, anno 2009: dopo il primo intervento per salvare i residenti si apre la fase della “ricostruzione pesante” e con essa il gravoso problema della rimozione e smaltimento di più di un milione di tonnellate di macerie nel centro storico dell’Aquila, per le quali vincoli di Legge e mancanza di depositi di stoccaggio e smaltimento ne hanno ulteriormente ritardato la rimozione posticipando l’inizio della ricostruzione vera e propria.
Estremamente simbolica e significativa è stata la cosiddetta protesta delle carriole messa in atto in varie occasioni dagli aquilani per protestare sulla situazione di stallo nella ricostruzione, vuoi anche per i finanziamenti promessi che inizialmente continuavano a giungere a rilento.
I tempi e i costi della ricostruzione, inizialmente stimati in almeno 10 anni e 10 miliardi di euro, sembrerebbero destinati a lievitare.
In virtù di ciò a due anni dal sisma il centro storico non è ancora stato completamente riaperto al transito pedonale (aperti solo i percorsi principali) sia per la faticosa rimozione delle macerie sia per la messa in sicurezza degli edifici lesionati nelle strade e vicoli più stretti.
Oltre al danno la beffa, visto che il mese scorso è emersa la sparizione di ben 5 milioni di euro raccolti tramite gli sms, soldi che pare siano finiti all’Etimos, consorzio di Padova che ha riutilizzato la cifra come garanzia non per i terremotati, ma per le banche alle quali le persone colpite dal sisma si fossero rivolte per ottenere un finanziamento.
Nessun politico ha il coraggio o la voglia di chiedere chiarezza.
Terremoto dell’Emilia, anno 2012: il Presidente del Senato ha preferito presenziare ad una partita di calcio piuttosto che portare conforto ai sopravvissuti.
Il Presidente della Repubblica ha voluto fare i festeggiamenti del 2 giugno nonostante il paese chiedesse di concentrarsi sui terremotati e nonostante le stesse Forze Armate chiedessero di esser dirottati nella regine per aiutare i terremotati.
Il Movimento 5 Stelle ha proposto di donare la rata di luglio dei rimborsi elettorali della Regione Emilia Romagna alle popolazioni, ma tranne la Lega, tutti i partiti hanno bocciato l’idea, alcuni parlando addirittura di speculazione (??).
Il tutto ovviamente senza che alcun Ministro abbia fatto come Araldo di Crollalanza negli anni ’30.
Certo, durante il fascismo i materiali e la manodopera avevano costi più bassi, la legge meno vincolante, ma ciò non toglie che l’impegno messo in campo e la serietà appaiono nettamente differenti.
Non voglio il ritorno del Duce, ma è possibile che i partiti che parlano tanto di democrazia non siano in grado di fare meglio di un dittatore?

Pubblicata su NoviOnLine 6 luglio 2012
http://www.novionline.net/news/invia-il-tuo-articolo/la-pecora-nera-benito-ed-i-terremoti.html

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13 thoughts on “BENITO ED I TERREMOTI!

  1. Pingback: BENITO ED I TERREMOTI! - Il Rovescio della Medaglia - Webpedia

  2. ci fosse ancora, quel treno speciale per il pronto intervento, si scoprirebbe che non può partire perchè c’è lo sciopero dei macchinisti

  3. E’ anche questione di stile: durante il fascismo si lavorava con la carriola. Il necessario erano le braccia, che ovviamente non mancavano; e ci si poneva poco il problema di preservare gli edifici storici, in caso di danno grave si demoliva e ricostruiva.

    Noi siamo schiacciati da pretese di conservazione a volte un po eccessive, da costi per appalti e mezzi esagerati e da una sostanziale incapacità di mobilitare le persone. Se casca un palazzo e vai a sgombrare le macerie, esiste la possibilità che qualcuno venga ad arrestarti perché hai violato qualche ordinanza, o magari perché non hai un abito arancione indosso. Il problema si è rivelato grave in particolare nel centro urbano dell’Aquila.

    Credo che dovremmo essere più collaborativi, e più pragmatici. Dobbiamo rimetterci in movimento con un minimo di entusiasmo: l’apatia ci impedisce di essere all’altezza degli antenati.

  4. Il commento, e uno solo, è:
    IL MALE DELL’ ITALIA, DAL 1945, E’ COINCISO CON L’ UCCISIONE DI S.E. IL CAV. BENITO MUSSOLINI CHE ORMAI TANTI RIMPIANGONO ANCHE SE POCHI, PURTROPPO, OSANO DICHIARARLO

  5. Pingback: Il terremoto delle Vulture, Mussolini e le 3746 case costruite | Il Blog di David Puente

  6. Per il terremoto del Vulture fu eretta una New Town con l’equivalente dell’epoca di container e prefabbricati ( non vere abitazioni o una nuova citta come affermato in qualche sito)
    . Funzionali, certo, ma di certo non dissimili della modalità eseguite adesso, al netto delle differenze in tecnologia.

  7. …E’ incredibile, si mette in dubbio l’intervento fatto da Mussolini per il terremoto del 30. Quando parlate di lui pulitevi la bocca. Grandi uomini della sua stazza ne nascono uno per ogni secolo…..in questo secolo stiamo ancora aspettando…………..

  8. Dopo più di settanta anni, tanta gente ancora rosica quando si parla del Duce! Vorrei ricordare che Latina è stata costruita in 5 mesi e mezzo, Sabaudia in 273 giorni, etc. Il viadotto Venezia-Mestre, di 3800 metri sull’acqua, è stato costruito in 658 giorni! E tutto senza revisioni prezzi e tangenti.
    Oggi le opere di questo regime, incompiute ed abbandonate, costate miliardi sono innumerevoli in tutta l’Italia! Guardatevi intorno.

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