A QUANDO LA SPENDING REORDER?


Alla fine anche i tecnici sbagliano.
O forse non hanno le palle (e soprattutto la volontà) di salvare veramente il paese.
Questo emerge dalla tanto sbandierata “spending review”.
Un bel taglione lineare e via!
In fondo conta solo il saldo finale, mica come ci si arriva.
E se nel farlo si tagliano i servizi e non gli sprechi chi se ne frega.
Tanto SuperMario Monti lo dice sempre che a lui non interessa esser popolare, perchè a lui non interessano le elezioni.
Del resto il suo amico Giorgio l’ha fatto senatore a vita, quindi comunque vada, qualunque sia l’esito del voto nel 2013, lui sarà sempre li.
La cosa triste è che l’accozzaglia di figuri che affolla il parlamento non solo non ha contribuito a reindirizzare la review, ma pensa solo alla riforma elettorale, quasi che alla fine di meglio non si poteva fare.
Sicuramente non sono un fine economista e pertanto parlo solo come cittadino che subisce questa revisione della spesa (diciamolo in italiano, santa miseria!).
Però da comune mortale mi chiedo, ad esempio, che senso abbia tenere in piedi piccoli ospedali con 10 posti letti e nel contempo bloccare le assunzioni fino al 2014, mettendo di fatto in crisi gli ospedali più grandi.
Ad esempio che senso ha tenere in piedi per miracolo l’ospedale di Ovada o quello di Valenza, quando nel raggio di 20/30km hai altri 3 ospedali?
Nel caso di Ovada la scelta è tra Novi, Acqui o Alessandria e nel caso di Valenza è tra Casale, Tortona e nuovamente Alessandria…
Al posto di mantenere tutto il baraccone amministrativo, spendere soldi (quando ci sono) per la manutenzione dello stabile, ecc. perchè non fare dei centri di primo soccorso e spostare il personale in eccesso negli altri ospedali, in modo che questi possano lavorare decentemente nonostante il blocco della assunzioni?
Stesso discorso per le province: si è deciso che sono un peso? Bene eliminiamole! Che senso ha accorparle?
Tralascio tutte le pippe di lana caprina su quanto sono utili e quanto servono questi enti, perchè poi la logica conseguenza sarebbe ampliare il dibattito e dovrebbero spiegarmi a cosa servono le regioni, se le province sono così necessarie all’Italia.
La cosa buffa è che il fantomatico accorpamento sarà fatto nel 2014, in tempo quindi perchè si cambi governo (a meno che Monti non sappia già di esser riconfermato dopo le elezioni del 2013).
Che dire poi dei tagli ai fondi destinati al trasporto pubblico locale?
Mentre la benzina continua ad aumentare e le polveri sottili crescono, al posto di incentivare l’uso di treni e bus, li si taglia…
Ma non si taglia dove davvero ci sono sprechi.
Ad esempio, in piena era informatica, trovo assurdo che non esista una lista nazionale delle forniture regionali, in modo che se una regione ha bisogno di carta o di penne può confrontare quanto costano altrove e magari verificare se il proprio fornitore è un ladro (ovviamente bustarelle a parte).
Che dire poi del Piemonte che piange miseria, ma che inaugura un cantiere in via Passo Buole, dove sorgerà il grattacielo della Regione Piemonte, che sarà il grattacielo più alto d’Italia?
Davvero se ne sentiva il bisogno? Oppure Cota era invidioso di Formigoni e del suo Pirellone?
Salendo poi di un gradino istituzionale, nell’Europa in crisi e senza lavoro, come riportato tempo fa su La Stampa, i costi del baraccone pubblico lievitano anche a causa del gran numero di dipendenti delle Camere e del Colle.
Il Quirinale, ad esempio, ha 2.181 dipendenti, mentre la Casa Bianca ne ha solo 468 dipendenti, all’Eliseo sono 941 e la Gran Bretagna ne occupa 1.337.
Le Camere assorbono ben 2.908 dipendenti, di cui 1.850 a Montecitorio e 1.058 a Palazzo Madama.
E non parliamo della beffa della Sicilia…
Giustamente si dice: non si possono licenziare le persone perchè non essendoci lavoro, queste andrebbero ad ingrossare le fila dei disoccupati, ma allora limiamo dove è possibile.
Si parla di taglio delle tredicesime dei dipendenti pubblici, ma ai dipendenti del Senato arriva addirittura la sedicesima.
Perchè, ad esempio, non adottare il provvedimento proposto da Hollande per i manager pubblici francesi?
Lo stipendio del manager non può superare di 20 volte quello del dipendente meno pagato.
Mi si potrà obiettare che un limite agli stipendi nelle aziende pubbliche non quotate in borsa è stato previsto nel decreto salva Italia.
Peccato che il provvedimento del ministero dell’Economia che doveva indicare la cifra ancora tarda ad arrivare.
Se anche da noi fosse introdotta la “regola del 20” sul modello francese in tutte le aziende pubbliche, incluse le quotate, il taglio sarebbe notevole (visto che le retribuzioni minime non superano i 20 mila) e in molti si vedrebbero tagliare lo stipendio: dall’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, a quello dell’Enel, Fulvio Conti; dal presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, all’ad delle Ferrovie, Mauro Moretti.
Con risparmi annui che vanno dai 280 mila euro (Moretti) a quasi tre milioni di euro (Conti).
Essendo in Italia, penso che il giorno dopo che passasse questo provvedimento, gli stipendi dei dipendenti di queste aziende schizzerebbero verso l’alto…
Monti o Tremonti, mi pare che qui a prenderla in quel posto son sempre gli stessi.
Portare i grillini in parlamento servirà a qualche cosa o faranno la fine della Lega?

ps con questo articolo la Pecora Nera di prende una pausa estiva.
Auguro a tutti i lettori un buon e (per quanto possibile) sereno agosto.

Pubblicato su NoviOnLine 27 luglio 2012
http://www.novionline.net/news/invia-il-tuo-articolo/la-pecora-nera-a-quando-la-spending-reo.html

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One thought on “A QUANDO LA SPENDING REORDER?

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