La bomba clandestina



Normalmente si usa dire “siamo alla frutta”, ma penso che tutti noi oramai siamo convinti di essere almeno al caffè se non direttamente al conto.
Da quello che si vede sarà un conto salato, ma che sembra sarà diviso tra pochi o per lo meno che verrà suddiviso tra chi già non sguazza nel denaro.
Solita storia, si potrebbe dire, perché in fondo è sempre stato così: chi ha i capitali li mette al sicuro da eventuali rischi, mentre chi ha un piccolo gruzzolo rischia sempre.
Il problema, oggi, è che i toni sono esasperati ed alimentati da una classe politica che pensa solo al proprio futuro elettorale e soffia sul fuoco per aumentare il proprio consenso.
Da una lato chi vorrebbe maggiori tutele e diritti per i migranti, dall’altro lato chi inneggia alla priorità italica nell’accesso a servizi e tutele.
Nel mezzo la povera gente che non sa più come sbarcare il lunario.
Provare sgomento ed incredulità nel leggere la cronaca è abbastanza normale: case popolari date ai rom in cambio dello sgombero dei campi nomadi a Milano o zingari che si allacciano luce e acqua al campo senza pagare un euro e che vengono assolti dal tribunale di Verona.
Quanti italiani aspettano da decenni un alloggio popolare pur avendo ISEE miseri?
A quanti italiani sarebbe concesso di non pagare luce e acqua, uscendo indenni dai palazzi giudiziari?
Pisapia, nonostante il periodo di crisi, mette in campo addirittura 6 milioni di euro per gestire l’emergenza nomadi, suddivisi in interventi di gestione dei campi esistenti, gestione della prima accoglienza nei centri di emergenza sociale e accompagnamento sociale (con introduzione al lavoro e ai percorsi scolastici).
Ad alimentare ulteriormente le polemiche, la richiesta del ministro Kyenge di riconoscere la cittadinanza italiana per diritto di nascita, che per come siamo messi oggi, significherebbe far diventare l’Italia un approdo di migliaia di puerpere disperate, assiepate su tante carrette del mare, nella speranza di dare un futuro migliore al proprio pargolo.
Insomma un clima rovente in cui l’Italia passa spesso per il Paese dove tutto si può fare, basta esser immigrato, ma la soluzione è fare un’espulsione a vista come, ad esempio, ha recentemente dichiarato il vicesindaco di Vigevano?
Forse, ma non dimentichiamo che in mezzo ai tanti fannulloni che ciondolano tutto il giorno per le nostre città ci sono anche tante brave persone che lavorano.
Fanno lavori che noi perbenisti non vogliamo più fare: l’operaio in fabbrica, il lavapiatti, l’uomo di fatica, anche il cameriere o la commessa sono diventati lavori di ripiego e da poveracci.
E’ più figo avere il figlio avvocato (e disoccupato) che averlo meccanico o idraulico.
Quindi serve meno tifo calcistico nel trattare l’argomento ed affrontare con serietà la questione.
Nonostante quello che dicono i difensori dell’italica popolazione, queste persone non rubano lavoro, perché quei lavori noi non li facciamo più, ma qualcuno i piatti al ristorante li deve pur lavare.
Siamo nell’era dell’informatica, con pochi click si possono incrociare migliaia di dati, eppure ci sono aziende con pochi operai che costruiscono schiere di appartamenti senza che le amministrazioni pubbliche se ne accorgano.
Ma proprio per rispetto ai tanti immigrati che appunto lavorano onestamente ogni giorno servono norme chiare e leggi concrete, che permettano, ad esempio, di accorciare i tempi sul rilascio dei permessi di soggiorno (oggi arrivano quando sono già scaduti) o di chiedere la cittadinanza italiana dopo quattro o cinque anni di residenza stabile (darla per diritto di nascita mi sembrerebbe un po’ una svendita), ma che dimostrino anche a chi soggiorna nel nostro Paese che chi sbaglia paga.
Oggi purtroppo non ha del tutto torto chi lamenta una lentezza elefantiaca nel procedere alle espulsioni dei clandestini e lo denuncia Nicola Tanzi, segretario generale del Sap, il maggiore sindacato di Polizia: “Accade che se un tunisino viene preso a Palermo non viene spedito al Centro di identificazione più vicino, Trapani, ma a quello che ha la competenza per l’identificazione dei tunisini, magari Gorizia
Con ovvi costi, allungamenti nei tempi di espulsione e via dicendo.
Stando ai numeri del Sap, gli stranieri irregolari in Italia sono passati da circa 600 mila nel 2008 a poco di un milione nel 2013, portando la spesa complessiva per la gestione dei flussi migratori (stimata per il 2013) ad almeno 700 milioni di euro.
Un clandestino fermo nei Centri di identificazione ed espulsione (il periodo medio è di circa 5 mesi) ci costa all’incirca 7.000 mila euro.
In definitiva servirebbe una maturità politica che l’attuale arco partitico non pare avere, visto che da mesi stiamo aspettando la riforma di una legge elettorale che a detta di tutti è una porcata, ma ogni giorno sento mettere mano a tutto, tranne che a quello.
Ogni Paese ha i politici che si merita, quando decideremo di impegnarci in prima persona per cambiare le cose?

Pubblicato su NoviOnLine 26 luglio 2013 – Leggi l’articolo

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2 thoughts on “La bomba clandestina

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