Sprechi sanitari



Parlando del più e del meno con la gente vieni a sapere cose interessanti.
L’ultima in ordine di tempo riguarda il magazzino unico dell’ASL provinciale.
Presentato come uno dei cardini del risparmio sanitario nel 2010, alla luce di quanto si sente oggi non appare molto “risparmioso”.
Infatti leggendo lo studio redatto dal “Dipartimento di Sistemi di Produzione ed Economia dell’Azienda” del Politecnico di Torino del dicembre 2009, emergono alcune criticità, ovvero: locali inadeguati, alto costo del personale e ridondanza di magazzini.

Tra le diverse soluzioni indicate nello studio si proponeva l’adozione di un magazzino unico, che permettesse la gestione di tutta la merce destinata ad Ospedali, Presidi di Zona e via dicendo con un risparmio in termini di costi di trasporto e di personale e individuava in Alessandria la sede migliore dove gestire il magazzino unico, per un costo stimato (tra nuova struttura, distribuzione e nuova amministrazione) di quasi 2 milioni di euro annui, a fronte dei quasi 2 milioni e 400 mila spesi annualmente nella situazione monitorata nel 2009.
Se ci si aggiungeva anche la riallocazione degli addetti interni entro il 2012 e la dismissione del personale esterno il risparmio sarebbe anche aumentato.

Com’è andata a finire?
Anzitutto il magazzino pare esser finito nella zona industriale di Tortona, quindi addio alla centralità e sicuramente addio anche ad una parte del risparmio sui costi di trasporto, visti anche i continui aumenti del carburante.
In seconda battuta il personale interno non sembra sia stato ancora del tutto riallocato, così come non sono stati riconvertiti i locali che venivano usati come magazzini, col risultato che a Novi e Tortona ci sono immensi stanzoni con due/tre persone che spesso non sanno cosa fare (non certo per colpa loro).
Giusto per incrementare il risparmio, dai dati pubblicati sul sito ASL risulta ancora un magazzino ad Acqui fuori uso che costa oltre 12mila euro annui.
Critiche “logistiche” a parte, sarà migliorata l’efficienza?
Sicuramente non in fase di emergenza, perché mentre prima se ti accorgevi che mancavano dei tamponi o delle pinze scendevi di qualche piano e tamponavi l’emergenza, oggi devi chiederlo al magazzino centrale ed aspettare la consegna, al modico costo di 50 euro.
Il tutto con situazioni divertenti, come spedizioni destinate ad Acqui che finiscono a Casale o che al posto di arrivare a Novi finiscono ad Alessandria, ovvero disagi per il mancato recapito delle forniture, maggiori costi di trasporto e non ultimo un bell’aumento di smog.
Ricapitolando: il personale non è stato riallocato, i vecchi locali sono rimasi inutilizzati e ogni tanto le consegne si fanno il giro della Provincia…

Razionalizzare quello che c’era non era più pratico?
Ma le assurdità della sanità piemontese non finiscono qui, perché si potrebbe approfondire il tema della lavanderia, prima presente in loco e ora gestita dalla Toscana.
Quindi se per caso la consegna delle divise lavate ritarda, il personale novese al posto di scendere semplicemente di un piano e magari risolvere al volo il problema, si ritrova a dover chiedere magari una divisa nuova per poter lavorare.
Dove sta il risparmio e soprattutto perché delocalizzare in altre Regioni?
Non era più utile lasciare il servizio in Provincia, in modo che magari qualche disoccupato locale poteva trovar lavoro?
Ai posteri l’ardua sentenza.

Pubblicato su NoviOnLine 27/09/2013 – Leggi l’articolo

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