Avere un Santo in politica vale la sopravvivenza



Quante volte si sente l’espressione “avere un Santo in Paradiso” per indicare un conoscente che promuove la propria causa in questo o in quell’ambiente.
I campi in cui si applica sono i più disparati, ma questa volta lo si può dire confrontando il trattamento ricevuto da due monumenti piemontesi: Venaria Reale e il Forte di Gavi.
Certo le due strutture di per se non sono paragonabili, ma accostarle mi è venuto spontaneo leggendo la notizia del recente arresto dell’ex sovrintendente del Piemonte, Francesco Pernice, per degli appalti truccati sul restauro di alcune dimore storiche in Piemonte, tra cui la Reggia di Venaria.
Lo stesso Pernice nel 2005 era finito nel mirino delle cronache per le strigliate che gli aveva tirato Vittorio Sgarbi a proposito delle costruzioni ATC in piazza Santa Maria di Castello ad Alessandria (piazza che attende ancora oggi i fondi per esser sistemata).

Tornando a Venaria, penso sorprenda sapere che fino alla fine degli anni ’90  il castello di caccia dei Savoia era in condizioni pessime: mura cadenti, rovi che si allungavano dentro le stanze, sterpi che crescevano sui tetti e l’enorme parco ridotto a un groviglio pericoloso.
A custodire questo scempio solo un pugno di anziani volenterosi che cercavano di salvare il salvabile, ma senza soldi, e nel totale disinteresse dell’amministrazione pubblica: era una missione impossibile.
Poi la svolta: Fassino mostra a Veltroni lo sfacelo e tutto cambia!
Arrivano proventi, finanziamenti UE e Venaria diventa un enorme cantiere, fino a farla diventare una piccola Versailles italiana, nonostante alla guida delle varie amministrazioni (comune, provincia, regione e governo) si alternino diversi partiti.

Vedere cos’è diventato oggi quel castello diroccato nel giro di qualche decennio ti fa incazzare, perché ti rendi conto che la politica può veramente cambiare il Paese. Se lo stesso impegno istituzionale si applicasse anche su altri fronti, oggi l’Italia potrebbe vivere tranquillamente di turismo e soprattutto molti dei problemi che assillano noi cittadini sarebbero risolti da tempo.
A questo punto vi chiederete cosa c’entra il Forte di Gavi.
Beh, se Venaria rappresenta l’impegno delle istituzioni, il Forte potrebbe rappresentare il disimpegno.
Ovviamente è solo uno dei tanti esempi che ci sono in Italia, ma questo possiamo ammirarlo da vicino.
A Venaria sono arrivati tanti soldi che hanno potuto gonfiare gli appalti, mentre a Gavi la Soprintendenza e gli “Amici del Forte” vanno in giro ad elemosinare fondi sempre più magri e sono costretti a fare i salti mortali per tener aperta la struttura, mentre Comune, Provincia, Regione e Governo stanno a guardare. A volte non è nemmeno questione di soldi, bensì di buon senso; prendiamo la questione dei cannoni del Museo dell’Artiglieria di Torino, conservati da decenni in un magazzino non visitabile dal pubblico.
Gli Amici del Forte avevano chiesto al ministero della Difesa di poterli esporre al Forte per portare un po’ novità nella struttura, ma il ministero ha risposto picche perché: “il trasferimento a Gavi comporterebbe un onere finanziario per il bilancio che mal si concilia con l’attuale momento di forte contenimento della spesa” secondo quanto dichiarato dall’ammiraglio Vanni Nozzoli.

Mi rivolgo a tutti i politici nostrani: cari parlamentari, cari assessori e consiglieri regionali, cari assessori e consiglieri provinciali e caro Sindaco, il Forte ha la fortuna di avere un’associazione come quella degli “Amici” che, nonostante tutte le difficoltà, permette alla struttura di andare avanti, organizzando eventi come le rappresentazioni storiche, le serate astronomiche e via dicendo.
Abbiate il coraggio di andare oltre ai soliti dispetti tra partiti e se proprio non riuscite a trovare dei fondi per il Forte come è accaduto per Venaria, almeno fateci arrivare ‘sti benedetti cannoni che prendono polvere in un magazzino di Torino.
Riuscite a fare almeno questo?

Pubblicato su NoviOnLine 11 Ottobre 2013 – Leggi l’articolo

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