Scommettiamo che?



Brutto scivolone per l’era Renzi(e), con molti parlamentari PD beccati a votare a favore di un emendamento che in pratica penalizzava le Regioni e i Comuni che ostacolano il gioco d’azzardo.
Dopo il polverone sollevato dai pentastellati la maggioranza ci ha messo una pezza, ma rimane la questione di fondo, ovvero che molto spesso i parlamentari non sanno quello che votano.
Anzi alla fine alcuni hanno puntato il dito contro i 5 Stelle, rei di non aver detto prima ai colleghi del Senato che quell’emendamento era una porcata (Renzi docet), quando scommetto che a parti invertite non si sarebbe usata la stessa cortesia.

Se un simile scivolone fosse accaduto ai ragazzi di Grillo la questione sarebbe rimbalzata sui giornali per giorni, con opinionisti autorevoli che avrebbero pontificato sulla scarsa preparazione dei parlamentari pentastellati nell’affrontare e comprendere i testi presentati alle Camere.

Tutti a ridere dei parlamentari non professionisti che vogliono giocare con gli adulti ed invece, essendo accaduto al PD, tutto è stato presto messo a tacere.

Nessuno ha chiesto conto al Nuovo Centro Destra come mai la senatrice Chiavaroli si è sentita in dovere di presentare questo emendamento, facendolo passare come un provvedimento necessario per tamponare minori entrare erariali e prevenire eventuali richieste di risarcimento danni da parte dei concessionari nei confronti dello Stato per i mancati incassi.

Chissà se la solerte Chiavaroli è a conoscenza che lo Stato ha già fatto un bel regalo alle concessionarie del gioco d’azzardo.

In pratica per anni si sono “dimenticati” di collegare le macchinette con il sistema informatico del Fisco e già nel 2007 le stesse multinazionali erano state sanzionate con una multa di 98 miliardi di euro per i mancati introiti, poi ridotta a 2miliardi e mezzo dalla Corte dei Conti ed infine limata a 625 milioni dal governo Alfetta.

Nessuno insomma pagava le tasse dovute, non pagheranno la multa stabilita dalla Guardia di Finanza e la preoccupazione della senatrice del NCD è che non manchino soldi all’erario a causa dei provvedimenti di Regioni e Comuni.

Una valanga di “commenti” ha investito tutti i senatori votanti e anche i parlamentari alessandrini del PD sono stati tirati dentro al gorgo, tanto che hanno voluto dire la loro tramite la rete.

Borioli ha attribuito la responsabilità del fattaccio ai Monopoli di Stato che hanno fatto piombare in aula l’emendamento per compensare gli stimati mancati introiti, mentre Fornaro ha precisato che questi emendamenti sono stati votati in poche ore in aula, quindi è stato un incidente nel lavoro parlamentare che non doveva succedere, ma che è successo.

In pratica per poter lavorare bisogna fidarsi dei colleghi che stanno nelle commissioni, altrimenti non si riesce a stare al passo con tutta la mole di emendamenti e leggi da approvare.

Per carità, quello che scrivono Borioli e Fornaro è giusto e nessuno di noi è un tuttologo, quindi è corretto che chi ne sa di economia si smazzi il bilancio, chi si occupa di ambiente si occupi di ecologia e via dicendo.

Però mi sembra di capire che dopo questa figuraccia nessuno nel pd ha chiesto la testa di chi è in commissione, visto che i casi era due: o non aveva fatto bene il suo lavoro o era d’accordo con i Monopoli di Stato nel castigare chi ostacola i concessionari.

Tra le due opzioni non so quale sia peggio, ma volendo pensar male il gioco è abbastanza semplice: basta piazzare le persone giuste nella commissione giusta e prima o poi la leggina “ad personam” passa senza troppi problemi, tanto in Parlamento si vota sulla fiducia dei colleghi.
Se poi ti scoprono non succede nulla, anzi volendo puoi pure puntare il dito su chi ti ha sgamato, perché in Italia sui giornali non ci finisce l’arrosto, ma soltanto il fumo!

Pubblicato su CorriereAl il 28 dicembre 2013 – Leggi l’articolo

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2 thoughts on “Scommettiamo che?

  1. Pingback: Scommettiamo che? - Il Rovescio della Medaglia - Webpedia

  2. Beh, la macchina della propaganda fa il suo mestiere. Non è una novità. In ogni caso Grillo comunica quello che fa con la rete: i suoi elettori in realtà sanno benissimo quale sia la situazione. Sono giovani e decisamente poco permeabili alla televisione di regime. I seguaci del genovese sono li per restare, e questa forse è la cosa che alcuni politici di lungo corso non riescono a capire: è un fatto legato all’ingresso in politica di una generazione finora priva di rappresentanti adeguati.

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