Come un Panda


Panda
Si fa un gran parlare della bocciatura dell’emendamento alla nuova legge elettorale (il famoso o famigerato Italicum) sulla parità di genere che avrebbe imposto a tutti una quota rosa per ogni lista elettorale presentata.
Polemiche che interessano soprattutto il Pd, visto che il fronte bipartisan che si era creato intorno a questo emendamento faceva presupporre che passasse senza problemi, ma alla fine il voto segreto ha affondato le battagliere paladine delle quote.

Domanda: ma davvero le donne oggi hanno bisogno di essere considerate come un animale in via di estinzione che merita una “riserva” di posti? La Donna-Panda diciamo!

Purtroppo in Italia abbiamo il brutto vizio che se una cosa non va, la facciamo andare con qualche legge, qualche “aiutino di Stato”.

L’esempio migliore sono gli incentivi statali: non vendi auto? Le regole del mercato imporrebbero al costruttore di rimboccarsi le maniche per tirarsi fuori dai guai, ma in Italia lo Stato paga il cittadino per comprarsi un’auto nuova (che da italiana diventa olandese).

Vuoi farti un pannello solare, ma costa troppo? Al posto di favorire la concorrenza tra aziende produttrici, lo Stato di paga una quota dei pannelli, così che i prezzi si mantengano alti e che una volta senza soldi statali le aziende chiudano per mancanza di acquirenti.

Qui siamo nello stesso caso: i partiti fanno emergere poche donne? Al posto di imporre ai partiti di essere più paritari (come del resto ha assicurato Renzi col Pd), si impone la presenza delle donne a prescindere se queste meritino o meno.

Perché parliamoci chiaro: imporre che metà dei componenti di una lista siano donne, vuol dire far su tutto quello che c’è, perchè le donne in politica non è che siano la maggioranza.

Quindi al posto di chiedere più meritocrazia nei partiti per chi si fa il mazzo, a prescindere dal sesso, via libera se sei donna, quando magari ti hanno chiamato giusto per riempire la casellina nella lista elettorale.
Poi non lamentiamoci però del livello dei nostri eletti e soprattutto se vogliamo le liste “Panda”, voglio anche che si tengano in considerazione le altre minoranze.

Voglio quindi quote “arcobaleno” per rispettare il giusto mix tra etero e omosessuali.

Poi voglio quote “bianche” perché siano ben rappresentati i credenti (preferibilmente cattolici) rispetto agli atei ed infine voglio quote “oro” per fare in modo che non solo i ricconi, ma anche i poveracci possano partecipare alle elezioni.

Altrimenti care donne siete solo razziste!

Scherzi a parte, ritengo che la battaglia sia giusta, ma mal posta.
Come sentivo dire alla Lombardi stamane a Radio24, serve un welfare più a misura di donna che permetta loro di poter fare la mamma, l’impiegata e gli lasci un po’ di tempo libero anche per interessarsi di altro, compresa la politica.
Magari incentivando lo smart-job, favorendo l’accesso agli asili nido e in tema di aiutini statali perché non pensare ad un bonus “baby sitter”?
Si favorirebbe il lavoro giovanile e nel contempo si aiuterebbero molte mamme ad avere più tempo libero.

Insomma care parlamentari di bianco vestite, perché non provate a fare un fronte bipartisan su questi temi e non chiedete ai vostri leader di tener conto del valore delle donne senza dover ricorrere alle liste?
Perché perdonatemi, ma come Panda non vi ci vedo proprio!

Pubblicato su CorriereAl Magazine il 12 marzo 2014 – Leggi l’articolo

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One thought on “Come un Panda

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