Italian pride



Venerdì scorso è stato il fatidico 4 luglio, giornata dell’orgoglio americano, giorno in cui gli Stati Uniti si fermano e festeggiano la propria festa nazionale.

Vedendo le immagini che sono state trasmesse in tv devo dire che ho provato un po’ di invidia, soprattutto per lo spirito di appartenenza alla terra natia che accomuna milioni di persone nate negli U.S.A.

Il nostro Paese ha dato i natali a condottieri, artisti, inventori, scienziati ed altri personaggi illustri; nel nostro Paese hanno visto la luce rivoluzioni artistico-culturali che hanno modificato la storia del Mondo, dalla letteratura alla scultura, passando per la pittura e per la musica.

Insomma di motivi per esser orgogliosi di esser italiani ne avremmo, ma pochissimi italiani lo sono.

Colpa della classe politica, dicono alcuni, colpa dell’impoverimento culturale e della fuga dei cervelli, ribattono altri; colpa dei troppi immigrati che ci fanno odiare l’Italia, sentenziano i più crudi.

Sta di fatto che la nostra festa della Repubblica non è mai stata un momento di unione collettiva, ma viene presa solo come l’ennesimo giorno rosso sul calendario da sfruttare per un bel ponte e per andare al mare.

Del resto le stesse amministrazioni locali fanno ben poco per invogliare i cittadini a festeggiare: qualche mazzo di fiori deposto qua e la, qualche manifestazione mattutina e basta.

Avete mai assistito a qualche cosa di più?

Nemmeno i 150 anni sono serviti a ravvivare l’amore patrio.

Il nostro tricolore viene messo alle finestre solo se ci sono i mondiali, quasi che la nostra bandiera fosse un qualsiasi stendardo calcistico.

Insomma ci sentiamo italiani se deve segnare Pirlo o Balottelli, ma finiti quei novanta minuti torniamo ad essere gli anonimi cittadini di sempre.

Per questo ho provato un po’ di invidia per il 4 luglio americano, perché mi piacerebbe vedere, oltre ai tanti X pride, anche un Italian Pride, magari quel 2 giugno che i nostro padri fondatori hanno scelto come giorno per celebrare la nostra Repubblica.

Sarebbe un atto di rispetto per i tanti morti che è costata, sarebbe un giorno di festa veramente collettivo e sarebbe un momento di comunione tra padani e terroni, tra anziani e giovani e tra vecchi e nuovi italiani.

In fondo tocca a noi fare del nostro un Paese migliore.

Pubblicato su GliScomunicati il 09 luglio 2014 – Leggi l’articolo

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