LA MANOVRA CORRETTIVA DELLA NUOVA GIUNTA NOVESE.


ALFARERicevo e volentieri pubblico questo intervento dell’amico Vincenzo Rapa

Come avvenuto nel precedente anno elettorale, il 2009, anche il 2014 sarà un anno difficile per i conti del Comune di Novi Ligure.
In vista delle elezioni i cordoni della borsa tendono ad allargarsi e alla fine chi paga è sempre Pantalone.
Anche se sarebbe facile polemizzare sulla scarsa capacità di previsione (o malizia politica) della precedente giunta Robbiano, e si sa che è meglio prevenire che curare,  bisogna concentrare l’attenzione sul vero problema.
A causa delle solite (e quindi prevedibili) manovre improvvise di Stato, Regione e Provincia (tutte a guida PD peraltro), il Comune di Novi rischia di non rispettare il Patto di Stabilità. Trattandosi di materia molto complessa, ci limiteremo a precisare che la legge impone al nostro comune di raggiungere determinati obiettivi di bilancio. Per essere chiari, pur non essendo in perdita , siamo costretti a realizzare un utile che ci costa  circa 2 milioni e mezzo di Euro.
A questo punto le domande da porsi sono 2.
La prima: conviene rispettare il patto di stabilità? Sicuramente si; il mancato rispetto imporrebbe al nostro comune in futuro una serie di vincoli che porterebbe a sacrifici maggiori.
La seconda: come rispettare il Patto di Stabilità? A nostro avviso si doveva  intervenire più decisamente  sul taglio della spesa della macchina comunale e del personale ed attingere una tantum in modo sostanzioso alle riserve del Gruppo Acos;   non è un segreto che l’uomo-Acos  sia stato uno dei grandi elettori del sindaco Muliere ed è quindi corretto che ne porti in qualche modo le conseguenze.
Per far tornare i conti purtroppo la  strada intrapresa, al di là dei proclami e delle promesse elettorali,  è sempre la stessa  di Prodi, Berlusconi, Monti, Letta e forse Renzi:  più tasse ,con l’innalzamento dell’addizionale Irpef all’ 8 per mille per i redditi superiori a 15.000 euro l’anno. Incuranti degli enormi sacrifici, peraltro inutili, imposti al ceto medio ormai stremato,  quel ceto medio produttivo , che attraverso la piccola e media impresa, il commercio, le arti e le professioni, fino a poco tempo fa produceva l’85 % del Pil. Ovviamente non proviamo preoccupazione per la parte di ceto medio costituita dalla casta politica e dirigente novese, che trae la propria capacità reddituale, in tutto o in parte, dai privilegi del settore pubblico e del potere politico.
Ma loro ci occuperemo prossimamente.

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