Terzo Valico: la solita minestra



Il consiglio aperto sul Terzo Valico si è dimostrato, per l’ennesima volta, la solita minestra riscaldata.
Come accade ogni volta che si organizzano simili incontri per discutere dell’argomento.
Le posizioni sono note e consolidate, ovvero da un lato chi brama l’arrivo di finanziamenti ed appalti, senza valutare l’impatto reale, e chi ragiona su costi/benefici ed è contrario.
In fondo la questione che preme ai “Si-Tav” pare sia tutta qui: i benefici economici per il territorio.
Bisogna favorire le imprese locali, assumere gente locale, usare le strutture locali.
L’hanno detto per primi i sindacati, poi le imprese edili e nei giorni scorsi s’è aggiunta anche Confartigianato, un mantra che serve più a convincere i favorevoli che non i contrari, perché se non si realizzasse questa fantomatica ricaduta sul territorio, tutte le premesse usate dai “Si-Tav” andrebbero a farsi benedire.

Difficile però pensare che si assumano disoccupati locali se non vengono formati adeguatamente e non mi pare che Sindaci o Provincia si siano informati su quale manodopera potrebbe servire e abbiano attivato corsi in tal senso.
A chi poi accusa i contrari di non guardare a lungo termine, vorrei far notare che tutti questi lavori dovrebbero essere a scadenza, ci metteranno 15 anni, ma una volta finiti tutti a casa, davvero siamo noi contrari a non guardare al futuro?
Tutta questa gente, tutte le strutture che nasceranno che fine faranno?
Volete un esempio concreto? Vi bastano le Olimpiadi Invernali di Torino 2006?
Imprese che ancora devono esser pagate, strutture che ancora non sono state smantellate o semplicemente abbandonate.
Insomma niente di diverso da quello che accade sempre in Italia, ma se prendiamo come esempio la Salerno-ReggioCalabria, allora per i manovali c’è la speranza di diventarci vecchi (perché in quanto a pensione, visto l’aria che tira, la vedo dura).

Onore al merito a Bartolomeo Giachino, che invitato da Forza Italia (miracolo, l’opposizione dopo secoli s’è organizzata!) ha illustrato la sua posizione di favorevole all’opera, mentre la maggioranza si è ben guardata dall’invitare non dico un Borioli, un Fornaro o un Morando, ma almeno l’assessore regionale Balocco, visto che Rocchino è stato fino a qualche mese fa a scaldare la cadrega regionale poteva chiamarlo.
In definitiva, però, anche Giachino ha portato avanti la stessa solfa:
– non possiamo permetterci di non realizzare l’opera;
– con quest’opera diamo futuro ai nostri figli e nipoti;
– se non si fa Piemonte e Liguria muoiono;
– con TAV e Terzo Valico diventeremo la piattaforma logistica del Mediterraneo.
Basterebbe leggere i dati degli ultimi anni legati al traffico merci e all’economia europea per capire quando siano labili tutte queste affermazioni, ma sinceramente non ho più voglia di scrivere le stesse cose dopo anni.
Facciamo conto per un attimo che il Terzo Valico sia fatto e tralasciamo i tanti problemi che l’opera lascierà: l’amianto, le falde acquifere perse, le strade dissestate per il passaggio di migliaia di camion al giorno, le strutture non smantellate, le cave abbandonate e via dicendo (il solo scriverle però mi dipinge un quadro piuttosto fosco).

Pongo una semplice domanda: chi lo userà realmente?
Federcargo ha già messo le mani avanti l’altra sera e per bocca del suo rappresentante, l’ing.Giancarlo Laguzzi, ha chiaramente detto che se l’Alta Capacità costerà di più del trasporto classico, loro non la utilizzeranno.
L’Alta Velocità non servirà sicuramente ai pendolari, dati i probabili i costi degli abbonamenti, quindi domando nuovamente: a chi servirà?
In piena crisi economica è lecito spendere 7miliardi (per ora, poi ovviamente lieviteranno) di soldi pubblici per continuare ad avere un pericoloso via-vai di camion sulle strade ed avere dei carri bestiame regionali per i pendolari?
Si metteranno in pista incentivi (quindi esborso di altri soldi pubblici) per abbassare i costi dell’AC per i trasportatori, oppure si metteranno dazi sulle autostrade per chi non userà la nuova linea?
Su questa parte di futuro nessuno pare voler fare chiarezza, così come nessuno vuole provare a discutere seriamente del fatto che la Alessandria-Voltri poteva tranquillamente accogliere il traffico che non passa per i due attuali valichi, ma è stata chiusa dalle Ferrovie.
Se davvero Genova è al collasso come dicono i SiTav, perché si è chiusa una linea così strategica?
Quello che è certo è che la politica nostrana sta pensando più al presente e a chi prenderà il posto di Lupi.
Qualche giovane esperto di logistica e trasporti?
Ma nemmeno per sogno: porte aperte a chi per anni ha scaldato i banchi delle Camere, ovvero Lovelli o Stradella.

Guardando il tracciato però mi sovviene una domanda: come mai il puzzo di pesce dava fastidio al cioccolato e lo scavo di una galleria (potenzialmente piena di amianto) a pochi passi dalla fabbrica non preoccupa altrettanto?

Chissà…

Pubblicato su NoviOnLine il 10 ottobre 2014 – Leggi l’articolo

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One thought on “Terzo Valico: la solita minestra

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