Emotività digitale



Ho recentemente letto le polemiche sorte in seguito al caso montato dal blogger Eric Meyer che ha accusato Facebook di crudeltà nei suoi confronti perché la funzione “L’anno di…” gli avrebbe mostrato le immagini della figlia morta nel 2014 per un cancro al cervello, procurandogli ovviamente dolore.
Un fiume d’inchiostro che ha invaso la rete per dibattere sul come sia ingiusto Facebook o sulla violazione della proprietà intellettuale delle nostre foto in rete, tanto che il production manager di Facebook ha dichiarato pubblicamente di essersi scusato con Meyer e che i programmatori terranno conto anche del fatto che non per tutti l’anno trascorso possa essere eccezionale.
Polemiche inutili e sicuramente sterili, perchè come sempre non tengono conto della realtà in cui viviamo.
Credo infatti che pochi siano a conoscenza di questo passo contenuto nella condizioni contrattuali: “l’utente concede a Facebook una licenza non esclusiva, trasferibile, che può essere concessa come sottolicenza, libera da royalty e valida in tutto il mondo, per l’utilizzo di qualsiasi Contenuto IP pubblicato su Facebook o in connessione con Facebook (“Licenza IP”). La Licenza IP termina nel momento in cui l’utente elimina il suo account o i Contenuti IP presenti nel suo account, a meno che tali contenuti non siano stati condivisi con terzi e che questi non li abbiano eliminati
In pratica finchè le nostro foto sono su Facebook (e non solo), l’azienda di Zuckerberg può disporne come vuole.
Del resto non è solo Facebook ad adottare una simile clausola, perché anche Apple o Google l’hanno inserita nei loro contratti, proprio per svincolarsi da denunce facili e sfruttare la condivisione per aumentare utenti e sponsor.
Quindi quando scarichiamo una foto in rete, dobbiamo sempre tener presente che non è più solo nostra, ma diventa parte di un mondo interconnesso che spesso va oltre alle nostre aspettative.
Poi possiamo aprire un dibattito sull’inopportunità di far vedere al padre le foto della figlia morta e sebbene posso cercare di capire il dolore avuto nel vedere il filmato, la polemica innescata da Meyer è abbastanza inutile, perchè un programma informatico non può certo “annusare” lo stato d’animo dell’utente.
Si limita a proporre in modo casuale agli utenti un video preconfezionato con tutte le foto che trova nel profilo, dando poi facoltà all’utente di pubblicarlo così com’è, di cambiarlo o di cestinarlo.
Anzi volendo fare una critica, la farei proprio a Meyer, perché stiamo vedendo apparire questi video come funghi ed era abbastanza scontato che sarebbe successo anche a lui, quindi forse era l’utente che avrebbe dovuto contattare Facebook per chiedergli di non proporgli anteprime, spiegandogli l’accaduto.
La rete ha le sue regole e chi ne fa parte deve saperle accettare.

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2 thoughts on “Emotività digitale

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