Babbo Matteo Natale



Come nelle migliori tradizioni, il pacco governativo è arrivato durante le festività. Uno stile pienamente italiano che si rinnova con ogni governo. Ricordo ancora bene ai bei tempi del pentapartito quando prima delle ferie arrivava la manovrina che aumentava l’accisa sulla benzina, oppure inseriva un nuovo balzello.
Indimenticabile l’operazione del Dott.Sottile, al secolo Giuliano Amato, che nella notte tra il 9 e il 10 luglio del 1992 prelevò forzosamente il 6 per mille da tutti i conti correnti e i depositi italiani. Sor Matteo non è stato da meno e alla Vigilia di Natale ha pensato bene di portare un bel dono agli italiani: una riforma radicale delle norme sul licenziamento in Italia. La chiamano “contratto a tutele crescenti”, per me potrebbe chiamarsi anche Paperoga, ma nella sostanza su lascia libera l’impresa dai vincoli sul licenziamento. Sia chiaro: un decreto legittimo ed è fatto nei pieni poteri del Governo. Restano di dubbio gusto i modi con cui si è gestita la questione, ovvero usando un decreto al posto di portarlo in Parlamento, non parlando chiaramente degli aspetti pro e contro che tale riforma apporterà alla vita dei lavoratori ed emanandolo il 24 dicembre, facendo fare quindi un Natale non certo tranquillo a molti dipendenti di aziende medio-piccole.

Mi sforzo, ma proprio non riesco a trovare il legame tra la facilità di licenziamento e la ripresa economica, ma sono sicuramente io ad esser ottuso, perché su alcuni giornali ho letto che sarebbe un incentivo alle imprese nel restare in Italia… Che buffo, io pensavo che fosse il costo del lavoro e le tasse a far scappare gli imprenditori ed invece era solo il fatto che non potevano licenziare. Pensavo che prima fosse necessario ridurre gli sprechi, tagliare gli enti inutili, limare le pensioni d’oro, magari introdurre una cura dimagrante dei tanti dirigenti pubblici e delle ennemila consulente lautamente retribuite.

Insomma tutta una serie di cose che ci avrebbe fatto risparmiare il temuto aumento dell’IVA e magari avrebbe anche prodotto un abbassamento della pressione fiscale, ma sembra proprio che mi sbagliavo.
Quindi adesso l’amicone di Matteo, tal Marchionne, riporterà la FCA in Italia e lascerà la sede della Ferrari qui da noi? Oppure chiuderà felicemente altri stabilimenti come ha fatto con Termini Imerese, nonostante i tanti, troppi soldi pubblici di cui la FIAT ha sempre beneficiato in tutti questi decenni? Conoscendo lo squalo italo-canadese credo la seconda, ma sono sempre pronto a ricredermi!

Anzi considerando che questa nuova tutela non contempla più il reintegro, ma prevede solo un risarcimento economico che va da un minimo di 4 ad un massimo di 24 mensilità, credo che economicamente convenga molto più licenziare che continuare a pagare. Davvero in periodo di crisi sono meglio 30 denari del riavere il proprio posto di lavoro? Ho letto che noi lavoratori siamo troppo attaccati al lavoro fisso, che il Mondo si evolve e che l’Italia resta uno degli ultimi Paesi con questa palla al piede. Detto da chi non ha mai lavorato come dipendente un giorno in vita sua mi sembra quantomeno azzardato e mi viene in mente una frase che mi diceva spesso mio padre: ”se tutti si buttano giù da un ponte, lo fai anche tu o usi la testa?”.

Detto questo, auguro a tutti i lettori di aver iniziato bene questo 2015, perché viste le premesse, credo che di nervoso ce ne faremo parecchio. Però continuo a dirvelo: se davvero siete stufi di questa situazione non restate alla finestra, ma partecipate! Non restate a casa a mugugnare su facebook o sui blog, ma iniziate a frequentare associazioni, movimenti e via dicendo. Il cambiamento non arriverà ad opera del Cielo, ma tutti noi dobbiamo impegnarci personalmente affinchè ruffiani ed affaristi siano sempre meno, perché ricordiamoci che i soldi pubblici sono soldi nostri e che è la politica a gestirli, quindi se lasciamo la politica in mano ai soliti noti, non cambierà nulla!

Pubblicato su NoviOnLine 02 gennaio 2015 – Leggi l’articolo

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One thought on “Babbo Matteo Natale

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