Je ne suis pas Charlie



Alcuni lettori, via e-mail, mi hanno chiesto come mai non abbia commentato la terribile tragedia parigina.
Paura di ritorsioni? Mancanza di sensibilità? O non mi interessa la lotta tra occidente e islam estremista?
Molto più semplicemente credo che sulla tragica vicenda in troppi abbiano cercato di cavalcare l’indignazione popolare, finendo quindi per stravolgere la realtà dei fatti.
Vedere i leader europei camminare per strada tutti insieme è apparso ridicolo, perché in alcuni dei loro Stati la libertà di stampa è ammessa finchè parli male degli avversari, poi diventa fango antidemocratico da condannare.
Senza considerare il fatto che si manifestava per la libertà e alcuni abbiano detto alla LePen che non era gradita, in pratica una libertà “ad personam”
Molti invece hanno usato l’evento per cercare di organizzare la crociata del terzo millennio contro questi pazzi assassini islamici e sarei pure d’accordo, se questi neocrociati avessero a cuore anche la giustizia capitale nei confronti dei tanti pazzi nostrani che uccidono per motivi più futili.
In tanti poi hanno cercato visibilità, perché da troppo tempo erano relegati all’oblio mediatico.
Personalmente ho condiviso l’immagine di Charlie il giorno dell’attentato perché ritenevo giusto dare seguito ad un momento di sgomento e orrore che mi ha rapito quando ho saputo del caos avvenuto a Parigi in pieno giorno.
Mi sono identificato con le vittime, ma non quelle famose, le cui facce sono apparse per giorni sulla rete, bensí con quelle “collaterali”, ovvero quei poveri disgraziati che si sono trovati sulla strada di questi assassini.
Gente normale che si è svegliata al mattino per andare a lavorare e non è più tornata a casa perché uno stronzo ha deciso che era nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Non erano Charlie e nemmeno i suoi collaboratori, quindi la rete non li ricorderà mai, ma erano padri, mariti, figli o fratelli che verranno pianti in silenzio da madri, mogli o sorelle.
Tutto il resto è solo show, perché nessuno ha realmente intenzione di scomodarsi dalla propria scrivania per andare a fare la guerra al terrorismo.
Troppa fatica, troppo sbattimento e soprattutto le tasse cose le paghiamo a fare se poi lo Stato non ci protegge?
Alcuni che mettono l’immagine di Charlie e condividono proclami rivoluzionari sono gli stessi che raccontandoti delle magagne che ci sono in Provincia o in Comune si affrettano a dirti “mi raccomando, io non ti ho detto nulla, non metterci il mio nome che io li ci lavoro” .
Basterebbe essere quindi più coraggiosi e denunciare tutte le cose che vediamo quotidianamente, ma gli interessi personali che abbiamo da preservare e difendere ci fanno pensare che è meglio esser Charlie che non noi stessi.
Pertanto ben venga la sana ipocrisia, che durerà giusto il tempo per comprare l’ultimo numero del settimanale satirico per mettersi la coscienza a posto, anche se Charlie prima dell’attentato non sapevamo nemmeno cosa fosse…
Se ogni persona che ha continuato a tenere l’immagine a lutto anche dopo il giorno dell’attentato fosse diventata un po’ più Charlie, già oggi l’Europa sarebbe diversa, ma non mi pare di aver notaro cambiamenti cosí radicali, forse sbaglio?

Pubblicato su NoviOnLine il 24 gennaio 2015 – Leggi l’articolo

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