Tsipras: statista o paraculo?



In queste settimane stiamo assistendo un triste teatrino tra la Grecia e l’Unione Europea. Da una parte lo Stato ellenico che ha bisogno di soldi per pagare stipendi pubblici e pensioni, dall’altra parte la Germania che forte del suo stato di salute, vuole più rigore e più garanzie.
Alla fine il premier greco ha tirato fuori dal cilindro un bel coniglio: il referendum popolare.
Da buoni tifosi di calcio in Italia, al posto di ragionare, ci siamo subito divisi tra sostenitori della consultazione popolare (Grillo addirittura andrà ad Atene a manifestare per il Grexit) e chi aborra simili soluzioni. Nessuno si è fermato un attimo a pensare che il gesto di Tsipras può apparire più da paraculo che da grande democratico.

Pensiamoci un attimo: se il popolo sceglie di uscire dall’Unione Europea e poi va male, la colpa sarà del popolo.  Stessa cosa dicasi che la gente sceglie l’austerità, mentre se le cose andranno bene sarà merito del premier che ha fatto scegliere al popolo.

Insomma a me sembra un lavarsene le mani che è troppo semplice per chi, dopo le elezioni greche di gennaio 2015, dichiarava: ”Popolo ha scelto la fine dell’austerità”  L’intera campagna elettorale era stata incentrata contro la troika europea ed oggi quello stesso leader, mandato al governo dal 36% dei votanti greci, chiede cosa fare? Senza considerare che molto probabilmente questa consultazione sarà illegale, quindi Tsipras rischia di fare la figura del dilettante allo sbaraglio.

Leggendo in rete i vari resoconti, la situazione ellenica rispecchia molto la nostra, dove un pesante carrozzone pubblico da tempo drena fondi allo Stato. Si va dai molti dipendenti pubblici alle pensioni, passando per i vitalizi. Un esempio su tutti: la pensione media greca è 1.030 euro, mentre quella tedesca è di 1.100 euro. Poiché però i salari tedeschi sono in media doppi, vuol dire che mentre un tedesco in media va in pensione con il 40% del suo ultimo salario, un greco arriva all’85%.

Malgrado le riforme, con varie scappatoie ed eccezioni in Grecia tuttora si va in pensione in media a 63 anni per gli uomini e a 59 per le donne. Fino a pochi anni fa, alcuni ministeri davano un bonus ai dipendenti pubblici che arrivavano in orario al mattino, un bonus per chi usava il computer, bonus per chi sapeva una lingua straniera ed infine una quattordicesima.

Insomma per essere un Paese senza soldi, si viveva al di sopra delle possibilità dello Stato. Oggi si punta il dito contro l’odiata Germania, che non vuole dare altri soldi, ma visti gli sprechi di cui sopra, la Merkel ha così torto?

Pensiamo al nostro Paese, dove una buona parte della spesa pubblica se ne va in prebende politiche (indennità, portaborse, rimborsi spese, rimborsi elettorali e via dicendo), oppure in dipendenti pubblici assurdamente retribuiti (un esempio su tutti i vari dipendenti delle Camere che prendono più del Presidente della Repubblica) o scarsamente impiegati (vedasi i vari servizi TV su commessi del Senato o dipendenti dei Ministeri).

L’elenco potrebbe allungarsi per molte righe, perché da noi sperperare il denaro pubblico è la norma (basti pensare alle grandi opere) e ci facciamo poca vergogna nel farlo. Ora se voi foste un benestante, che si fa un mazzo così ogni giorno per tener i conti in regola e aveste un parente che spende e spande, venendo poi a chiedervi soldi, non vi arrabbiereste?

Non vorreste che quel parente limitasse le sue spese? Molti vorrebbero uscire dall’Unione Europea, svincolandosi quindi dal controllo della Troika, e lo sbandierano come la soluzione per tutti i nostri problemi, ma perché al posto di tagliare servizi e pensioni non si iniziano a tagliare gli sprechi?

Il problema non è l’Europa, ma lo spreco che facciamo dei soldi pubblici e uscire dalla UE vorrebbe solo dire poter ricominciare a creare debito senza controllo. Ovviamente per chi vive alle nostre spalle sarebbe una manna, ma difficilmente lo ammetteranno…

Pubblicato su NoviOnLine il 04 luglio 2015 – Leggi l’articolo

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One thought on “Tsipras: statista o paraculo?

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