Alla guerra!



Dopo l’attentato di Parigi siamo oramai alla follia collettiva:  chi chiede di andare in guerra; chi invece fa finta di nulla, quasi che non parlando della tragedia parigina tornasse tutto come prima (illusi); chi infine da ragione ai terroristi in fondo è giusto farci saltare in aria, dato che per anni il mondo occidentale ha bombardato i loro territori.
Insomma in questi giorni stiamo assistendo a un variegato cosmo di reazioni, quasi che questo ennesimo schiaffo terroristico avesse colmato il vaso della stupidità umana e quindi il dilagare di idee è inarrestabile.
Ai compatrioti che vogliono andare in guerra faccio notare che spesso i nostri soldati all’estero rischiano di restare senza stipendio (come ha evidenziato Linkiesta ad ottobre), quindi appare abbastanza ridicola come richiesta. La situazione non è certo migliore in Italia, il Governo ha da tempo tagliato i fondi per la Difesa e il presidio del territorio è quasi una barzelletta!
Pertanto prima di andare in Siria sarebbe il caso di ricordarsi che a dicembre scatta il Giubileo e quindi forse sarebbe meglio aumentare la sicurezza non solo a Roma, perché come abbiamo visto gli obiettivi di questi bastardi non sono mai palesi e credo che in Italia abbiano solo l’imbarazzo della scelta.
Inoltre è giusto osservare che il mondo islamico ha preso posizione da subito contro questa strage e l’imam della moschea di Al-Azhar, massima autorità dell’Islam sunnita, condannando questo atto vigliacco, ha chiesto che il mondo si unisca contro il terrorismo.
La guerra con le bombe serve a poco, perchè generi solo altre innocenti vittime; serve una guerra contro chi le bombe e le armi gliele vende, quindi anzitutto servirebbe una ricerca interna ai nostri Paesi di chi fa affari d’oro con l’industria bellica ed iniziare a colpire quelli, che indirettamente sono responsabili di questi orrori! Sarebbe più utile una battaglia economica per tagliare i fondi all’Isis e una guerra informatica che blocchi le comunicazioni tra fanatici.
Mi sorprende che i servizi d’intelligence di mezzo mondo non abbiano ancora iniziato la seconda e che sia stato Anonymus, il noto gruppo di hacktivisti, ad avere le palle di dichiararla apertamente. Purtroppo serve a poco chiudere le frontiere perché gli attentatori erano tutti francesi, segno che il terrorismo è già ben radicato dentro l’Europa (lasciar sugli scogli a Ventimiglia quei poveri disperati non è servito a molto), quindi oggi più che mai servono regole chiare sul capitolo immigrazione.
Regole che permettano uno smistamento più veloce e una più facile identificazione di chi arriva sulle nostra coste per evitare il paradosso a cui abbiamo assistito in questi giorni a Merano: chi reclutava fanatici per la guerra siriana riceveva anche il sussidio dello Stato.
Finalmente sarà chiaro che non può essere un problema solo italiano, ma serve un coordinamento europeo che aiuti l’Italia a gestire questa ondata e soprattutto chi non rispetta le regole va punito senza buonismo, così come si farebbe con un normale cittadino europeo, per rispetto anche dei tanti immigrati che lavorano onestamente nel nostro Paese.
Credo che una buona integrazione sia soprattutto basata sul rispetto reciproco delle tradizioni e delle diverse culture, anche religiose. Quindi se l’Italia è un Paese a maggioranza cattolica, festeggiare il Natale o avere il crocifisso nelle scuole non deve rappresentare un’offesa e se lo si pensa si fa un torto soprattutto alla nostra storia.
Così come è ridicolo annullare una gita perchè si va a vedere una mostra d’arte sacra; nel nostro Paese l’arte sacra rappresenta una delle fonti più belle e prolifiche del Mondo, dovremmo forse oscurare tutte le migliaia di opere solo per non turbare chi non si professa cristiano?
Allora perchè non toglierci l’orologio sulla sinistra per non turbare i mancini o perché non evitiamo gli occhiali da sole per rispetto ai non vedenti?
Ai tanti che ritengono giusto togliere il crocifisso dalla scuole domando come mai restino a casa sia il 15 agosto che il 25 o il 26 dicembre, non dovreste andare a lavorare per non festeggiare feste cristiane?
Chiedetelo con forza ai vostri datori di lavoro: noi vogliamo lavorare a Natale!
Non penso che disdegneranno il vostro alto senso civico…
Facendo i finti buonisti dimentichiamo che l’Italia, come il resto d’Europa, è il NOSTRO Paese ed è grazie al sacrificio di tanti nostri antenati se oggi godiamo di quella libertà che non esiste dai Paesi da cui fuggono tanti migranti.
Libertà che ci deve imporre di aiutare chi soffre, ma sempre nel rispetto della nostra cultura e delle nostre leggi. Libertà che dobbiamo difendere non solo dagli attacchi terroristici, ma anche dallo svilimento della nostra storia.
Se continueremo a sottovalutare questo grande e prezioso dono che ci hanno consegnato i nostri nonni, avremo presto perso ogni speranza!

Pubblicato su NoviOnLine il 20 Novembre 2015 – Leggi l’articolo

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