Un alpino di nome Rommel


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Ricevo dagli AMICI DEL FORTE DI GAVI e volentieri pubblico

Che cosa possono avere in comune il generale tedesco, poi feldmaresciallo, Erwin Rommel, la “Volpe del Deserto”, ed i nostri Alpini?
Qual’è il legame tra lui, comandante dell’Afrika Korps, ed il nostro territorio?

Sabato 12 dicembre, presso la sala conferenze di Azimut, di fronte ad un pubblico interessato, abbiamo visto qual’è stata la vera “scuola di guerra” che fece di Rommel la leggendaria “Volpe del Deserto”: le trincee della Prima Guerra Mondiale.

Già sul Fronte occidentale, fin dalle prime settimane di guerra, Rommel diede ottima prova di sè come tenente di un plotone di fucilieri sul fronte occidentale, contro i Francesi: per questo, alla fine del 1916, venne selezionato per far parte del Battaglione da Montagna del Wurttemberg, punta di diamante dell’Alpenkorps tedesco che, dopo aver combattuto nei Carpazi, nell’autunno del 1917 venne destinato a rinforzo dell’esercito austro-ungarico sul fronte dell’Isonzo contro gli Italiani, presso Caporetto; e sappiamo tutti com’è andata a finire.

Di fatto, la “volpe del deserto” è nata come “soldato alpino”, e contro i nostri Alpini e Bersaglieri si è guadagnato l’onoreficenza “Pour le merite”
che sfoggia sempre, assieme alla Croce di Ferro, nelle foto ufficiali.

La lettura dei diari di Rommel, fatta da Michele Fossati soprattutto per la parte riguardante Caporetto, ha permesso di capire a fondo la mentalità di un comandante, il capitano Rommel, capace di ottenere successi più con la tattica. le sortite a sorpresa ed i “bluff”, che non mandando al macello i propri soldati come era invece abitudine per la maggior parte degli altri ufficiali di entrambi gli schieramenti.Non a caso il colonnello inglese Desmond Young, biografo di Rommel (colui che scoprì la verità sulla sua morte), lo definì “avaro della vita dei suoi uomini”.

Questo mix di capacità personale e di esperienza sul campo è stato il vero segreto del successo di Rommel, sia nella guerra-lampo del maggio-giugno 1940 in Francia, sia con l’Afrika Korps in Libia nel 1941 – 1942. A questo proposito, furono proprio le truppe italo-tedesche sotto la guida di Rommel, con le loro vittorie in Nordafrica, a catturare tutti quegli ufficiali di Sua Maestà Britannica che furono detenuti al Forte di Gavi nelgi anni 1942 – 1943.

Di questi e di altri prigionieri di guerra detenuti nel Forte di Gavi, l’associazione “Amici del Forte di Gavi” sta da tempo impegnandosi a ricostruire le storie (circostanze della cattura, notizie sulla prigionia e sui tentativi di fuga, carriere militari e civili nel dopoguerra): per questo gli “Amici del Forte” sono ben lieti di collaborare con chi, come il gruppo Alpini di Novi Ligure, condivide con noi questo obiettivo, e lavora seriamente per raggiungerlo.

Sempre nella sede di Azimut, in via Roma 20, è ancora possibile ammirare, fino a domenica 20 dicembre, la mostra sul campo inglese di Arquata organizzata da Eugenio Spigno del gruppo Alpini di Novi Ligure, ed acquistare il calendario dell’associazione per l’anno 2016.

Andrea Scotto
AMICI DEL FORTE DI GAVI

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