L’italiano non è fatto per l’auto condivisa



Dato che il (dis)servizio offerto da Trenord sulla tratta Alessandria-Mortara-Milano è praticamente un problema costante (ritardi, guasti, carrozze gelate o roventi in base alla stagione, docce fuori programma e via dicendo), dal mese di Luglio ho deciso di usare la mia auto per raggiungere l’ufficio in cui lavoro.
Da sempre cerco di combattere gli sprechi, pertanto ho pensato di condividere la mia auto e quindi rendere più utile i miei trasbordi giornalieri.

Mi sono dunque iscritto ad un noto sito che gestisce questo servizio e devo dire che l’idea mi è parsa subito molto bella, perchè come è scritto nelle loro pagine: “L’obiettivo è far coincidere le esigenze, condividere le spese tra compagni di viaggio, ottimizzare l’utilizzo delle auto e ridurre l’impatto che produciamo sul nostro pianeta attraverso una diminuzione delle emissioni di CO2
Il sito è fatto molto bene perchè permette di indicare non solo la tratta che si percorre ogni giorno, ma anche se si è disposti a modificare il proprio percorso, se possiamo attendere o anticipare le partenze, se si ospitano animali o fumatori, la dimensione dei bagagli e via dicendo.

Ho provato subito a cercare se c’erano già disponibili dei passaggi per Milano, ma sorprendentemente non ne esistevano ancora, allora ho compilato la ima proposta di condivisione molto diligentemente:
– ogni giorno da Vigevano a Milano (e viceversa), passando per Gropello Cairoli,
– no fumatori o animali,
– zainetto o valigetta a mano,
– disposto ad aspettare/anticipare 15 minuti la partenza,
– non disponibile a cambiare il proprio tragitto.

Purtroppo ho dovuto fare i conti con l’italianità, ovvero che anche se nel profilo c’è o non c’è scritta una cosa, uno ci provo lo stesso, metti che va bene…
Così in questi 5 mesi di permanenza sul sito ho ricevuto richieste da persone che arrivavano con bagagli non proprio “a mano”.
Altri chiedevano di stravolgere completamente il percorso (tipo di andare ad est al posto di nord).
Altri ancora chiedevano se arrivati a destinazione potevo portarli oltre, offrendosi però di pagarmi l’eventuale differenza.
Insomma al posto di considerare che era la condivisione della mia auto per un percorso prestabilito, il servizio è stato preso da molti come un taxi alternativo.
Quello che mi ha stupito è che sono state tutte richieste di persone che avevano bisogno di un passaggio occasionale e non ho mai ricevuto nessuna richiesta da parte di altri pendolari che, come me, volevano un’alternativa ai disagi dei treni.
Alla fine ho deciso di annullare la mia iscrizione, perchè ero un po’ stufo di dover precisare sempre quello che era chiaramente scritto nel mio profilo.
Evidentemente è chiaro che noi pendolari, nonostante tutto, non siamo ancora pronti per condividere e siamo fortemente attaccati alla nostra quattroruote!

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One thought on “L’italiano non è fatto per l’auto condivisa

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