Trivelle go Home!



Chi mi conosce sa che per anni la mia famiglia ha vissuto sui monti, per alcuni anni gestendo il rifugio dell’Antola, per poi scende di qualche centinaio di metri e passare più di un decennio alle Capanne di Carrega.
Credo quindi di potermi considerare più ecologista di tanti che oggi si credono verdi paladini e che parlano di ambiente pur non vivendo a contatto con la natura.

Ecco perché quando leggo certe prese di posizione nette su questioni tutt’altro che chiare tendo sempre a considerarle come una sorta di voler spegnere il cervello in nome dell’ecologismo “senza se e senza ma”.

E’ il caso di tal Sergio Bellucci, che tramite change.org scrive a tutti gli iscritti della newsletter che: ”i cittadini possono dire finalmente la loro non su questo e quel politico, su questo o quello schieramento, ma su un tema preciso: dobbiamo ancora puntare sul modello di sviluppo basato sul petrolio e gli idrocarburi e, nel fare questo, dobbiamo consentire alle industrie petrolifere di far diventare il nostro mare un campo di estrazione petrolifera?”
Conclude esortando: “Il 17 aprile si voterà per il referendum contro le trivellazioni petrolifere nei nostri mari”.

Il sig. Bellucci non è il solo, perché sui social è tutto un dilagare di appelli a salvare l’ambiente e i nostri mari, paventando fondali come gruviere, chiazze di petrolio sulle coste e via dicendo!
Eppure è strano, perché mi sembrava di aver capito che il referendum aveva un obiettivo diverso…

Basta infatti approfondire un poco la questione per capire che realtà il quesito parla delle concessioni già esistenti e non di nuove trivellazioni, quindi il rischio concreto è semmai quello di vedere le attuali postazioni abbandonate con diversi danni collaterali.
A sostenerlo sono diverse persone intervenute a sostegno di questa tesi, ma che vengono regolarmente ignorati dal tifo ecologista.

Anzitutto potrebbe essere interessante sapere che le piattaforme presenti nei nostri mari estraggono GAS, quindi nessuna macchia di petrolio potrà mai uscire da queste strutture.
Inoltre la vittoria del SI potrebbero lasciare a casa 6.000 persone sventolando un semplice risultato referendario.
Per non parlare del fatto che le piattaforme non potranno esser smantellate, in quanto sono il miglior “tappo” che possa esserci per i giacimenti, quindi la vittoria del SI sarà un film già visto col nucleare.
Infatti il NO espresso anni fa in materia non si è tradotto solo in un aumento di costi per soddisfare il fabbisogno energetico nostrano, ma acquistando da Francia e Germania abbiamo di fatto usato energia prodotto da centrali nucleari.

Quindi oltre al danno di tenerci in casa dei pericolosi noccioli radioattivi nelle centrali spente (ovvero un alto rischio ambientale senza nemmeno avere il vantaggio di produrci energia), la beffa di pagare una quota dello smaltimento delle loro scorie radioattive.
Credo sia facile intuire che sarebbe stato più furbo dire NO ad altre centrali nucleari, ma almeno sfruttare quelli che avevamo già costruito.
Alcuni amici mi hanno subito citato Cernobyl, ma ricordo che nemmeno le energie rinnovabili sono immuni da disastri, basta ricordare il Vajont…
Un caso che dimostra amaramente come anche le energie rinnovabili, se gestite male, possono creare disastri.

In definitiva il NO alle trivelle mi sembra ricalchi la scelta sul nucleare: tagliarsi le palle per far dispetto alla moglie!
Il sospetto è che questo referendum sia essenzialmente un braccio di ferro interno al PD.
Un voto meramente politico con costi alti non solo per le casse dello Stato, ma soprattutto che deciderà della pelle di 6000 lavoratori (oltre a tutti quelli dell’indotto perché assieme ad Eni salteranno anche tutte le aziende italiane che vi lavorano).
Domanda semplice: chi si sbatte così tanto per il NO alle trivelle, perché non chiede maggiore impegno sulle energie rinnovabili?

Ben venga l’attenzione per il territorio nel non compiere ulteriori danni, anche se personalmente ritengo che un rigassificatore sarebbe molto utile all’Italia, ma non si faccia l’errore di buttare via il bambino con l’acqua sporca.
Pertanto spero proprio per il 17 aprile vinca la ragione e non il fanatismo.

Pubblicato su NoviOnLine il 01 Aprile 2016 – Leggi l’articolo

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One thought on “Trivelle go Home!

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