Nello sguardo di chi incontri


Uno dei motivi per cui ringrazierò sempre i miei genitori è di non disprezzare mai alcun tipo di lavoro.
Pertanto ho iniziato a lavorare come operaio in una cooperativa di servizi, quindi come facchinaggio, pulizie e via dicendo.
Sono passato poi a fare l’elettricista su impianti industriali, dove tirare cavi piuttosto consistenti o fare saldature acrobatiche erano quotidiana routine.
Il passo successivo è stato diventare cablatore di quadri elettrici ed infine, dopo essermi laureato, sono diventato un colletto bianco.
Questo percorso mi ha permesso di conoscere diverse realtà non solo dal punto di vista lavorativo, ma soprattutto dal punto di vista umano perché incontri una variopinta umanità con problemi e situazioni diverse tra loro.
Dall’immigrato che ti racconta delle difficoltà di vivere in un Paese di cui non capisce lingua e tradizioni, al povero cristo che deve mantenere la famiglia di tre o quattro persone con €1000 al mese.
Dal ragazzino che timbra spesso in ritardo perchè a lui interessa andare a ballare la sera, alla mamma che deve conciliare lavoro, casa, figli e marito.
Grazie a questo percorso oggi quando cammino per strada o vado in macchina e incrocio lo sguardo di chi aspetta l’autobus o attende a bordo strada infreddolito riesco ad intuire cosa pensa perchè l’ho vissuto
Tutto questo mi ha permesso di avere rispetto per tutti i lavori, da chi pulisce i gabinetti a chi dirige e trovo che sarebbe utile a tanti che oggi si lamentano comodamente seduti ad una scrivania.

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