L’italiano non è fatto per l’auto condivisa


Dato che il (dis)servizio offerto da Trenord sulla tratta Alessandria-Mortara-Milano è praticamente un problema costante (ritardi, guasti, carrozze gelate o roventi in base alla stagione, docce fuori programma e via dicendo), dal mese di Luglio ho deciso di usare la mia auto per raggiungere l’ufficio in cui lavoro.
Da sempre cerco di combattere gli sprechi, pertanto ho pensato di condividere la mia auto e quindi rendere più utile i miei trasbordi giornalieri.
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IN GINOCCHIO

Ci fosse ancora Berlusconi al governo, forse qualche battuta sul titolo la si potrebbe fare, ma oramai l’era della barzelletta è tramontata ed ora siamo tutti più seriosi.
Ce l’ha insegnato Monti, che a colpi di sobrietà ci sta svuotando le tasche, promuovendo in Europa una nuova immagine italiana, tutta lacrime, sangue e cilicio.
Ce l’ha mostrato la Fornero, che si commuoveva nel parlare di sacrifici (altrui).
Insomma ora l’Italia è tutta un’altra cosa…
Ma è davvero così?
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ACQUA PAZZA

pecoranera2Tranquilli, nonostante il titolo, non sono del tutto impazzito ed oggi non parlerò di ricette, benchè un bel branzino all’acqua pazza…
Vabbè, bontà culinarie a parte, il titolo è ovviamente riferito al tema tanto discusso in queste settimane, che ha portato molto attrito fra il direttivo del PD ed uno dei suoi più conosciuti esponenti locali.
Scatenando, ovviamente, una selva di domande, ipotesi e curiosità sull’argomento e sugli attori del contendere

C’è da dire che la reazione avuta da D’Ascenzi appare un po’ spropositata e molti pensano che la brace sotto la cenere covasse già da tempo, ma il carattere fumantino che lo contraddistingue potrebbe comunque aver scatenato una simile risposta quando si è visto messo in minoranza, come un tesserato qualunque.
Detto ciò, già da tempo mi ero ripromesso di capire meglio questa questione dell’acqua, perchè come sempre prima di schierarmi sul si o sul no voglio capire e cogliendo anche spunto dalla lettera inviata tempo fa al nostro quotidiano da D’Ascenzi, ho deciso di avventurarmi in questo terreno paludoso
La questione di per se sembra abbastanza chiara: l’acqua può essere un bene privato?
Ovviamente no e su questo non ci piove
Ma le leggi che si voglio abrogare, sanciscono di fatto questo principio?
Su questo punto nasce la discordia fra referendari e non, con accuse di strumentalizzazione e di partigianeria da una parte e dall’altra
Effettivamente sul sito del Ministero per le Politiche Comunitarie si apprende che "Il decreto Ronchi sancisce la liberalizzazione dei servizi pubblici locali e apre un mercato importantissimo alla concorrenza", pertanto non si parla della proprietà dell’acqua, bensì del servizio ad esso connesso
Qualche dubbio comunque nasce, perchè nella realtà italiana abbiamo molti esempi dove la concorrenza si è di fatto tramutata in un cartello di settore alle spalle dei cittadini che non hanno modo di scegliere tariffe migliori
Carburanti, assicurazioni e telefonia sono gli esempi più immediati che evidenziano come in realtà la concorrenza in Italia sia al rialzo e tutti si adeguano velocemente per non perder guadagni
Basta ricordare quando si abolirono i costi delle ricariche telefoniche: tutte le società di telefonia aumentarono le tariffe in blocco, impedendo di fatto ai clienti di scegliere una tariffa minore, alla faccia della concorrenza
Per non parlare dell’aumento dei premi ad Aprile di TUTTE le compagnie di assicurazioni
Se parliamo di liberalizzare il servizio idrico, il rischio di vedere aumentare le tariffe in modo esponenziale è concreto, perchè la scusa è già pronta: spese per rifare una rete idrica colabrodo, nuovi collettori, investimenti, ecc
Un esempio di come funzionano (e male) le concessioni l’abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni: le autostrade
Il principio della concessioni autostradale doveva essere un vantaggio per lo Stato (nuove infrastrutture e manutenzioni gratis) e per i cittadini (strade in ordine), ma alla fine i vantaggi (come lamentano economisti e consumatori) sono tutti delle società, che a fronte di ricavi in costante aumento, investono ben poco.
Ad esempio il gruppo Benetton nel 2008 e nei primi nove mesi del 2009 ha investito l’89% di quello che avevano promesso di realizzare, la società Autostrade il 75%, ma le norme consentono alle società di accantonare i fondi non investi per un futuro realizzo delle opere previste
Doppio guadagno dunque: non costruisco, accantono e mi intasco gli interessi
Per non parlare dei disservizi, che da noi toccano livelli assurdi: nevica e per non avere grane, l’autostrada viene chiusa a Serravalle e tanti saluti ai clienti
E dei rincari che dal primo luglio sono "scivolati" direttamente nelle tasche degli automobilisti, grazie alla clausola di protezione contenuta nella convenzione del 2008 tra Anas spa ed Autostrade per l’Italia che autorizza le concessionarie a rivalersi sugli utenti
Pertanto un po’ di sano scetticismo è d’obbligo, senza tirare in ballo le ideologie politiche
Usando un po’ di buonsenso, quale azienda privata può prevaricare il profitto come un ente pubblico?
E’ un controsenso e del resto se è vero che lo stesso decreto Ronchi prevede che le tariffe debbano coprire integralmente i costi di gestione del servizio, gli investimenti, nonché riconoscere un 7% di profitto garantito sul capitale investito ai soggetti gestori, è chiaro che si riconosce un utile economico in cambio della gestione
Ovviamente si contesta che spesso il servizio pubblico è inefficiente, i Comuni sono senza soldi, oltre al fatto che il controllore è anche colui che fornisce il servizio, senza alcuna procedura di trasparenza sui costi o sulla qualità del servizio.
Ben venga il voler favorire gli investimenti per migliorare gli impianti e rendere più efficiente la gestione, ma se l’obiettivo è puntare sul principio della "concorrenza" e affidare la gestione idrica al migliore offerente, mancano prima di tutto regole precise che impediscano di cadere in una seconda edizione delle autostrade, visto che gli enti locali dovranno spogliarsi delle quote azionarie (arrivando al 30-40%) delle società che controllano, togliendo di fatto la possibilità di controllare le decisioni prese.
Si parla di una nuova autorità pubblica indipendente che regoli la tariffa idrica, come organo "super partes" che impedisca soprusi, ma fino ad oggi le varie autorità hanno davvero inciso sulla concorrenza?
L’Italia è piena di comitati, agenzie, autorità che ogni tanto lanciano grida di allarme, ma alla fine rimane tutto come prima
Prendiamo ad esempio l’allerta lanciato dall’ISVAP ai primi di giugno, che ci informava come in Italia assicurare l’auto costa il doppio che in Francia e Germania (certo che se non ce lo diceva l’ISVAP…), alla fine a cosa è servito?
Direi solo a farci arrabbiare, visto che le società di assicurazioni hanno piagnucolato le solite scuse e non è cambiato nulla
E già si mettono le mani avanti dicendo che in Italia abbiamo le tariffe idriche più basse d’Europa, un bel preambolo non c’è che dire…
Tutto questo per dire che ovviamente privato non significa necessariamente più costoso, esistono numerosi casi di consorzi paesani dove le frazioni riescono a mantenere un acquedotto proprio grazie alla tassazione dei propri abitanti, perchè i Comuni non hanno abbastanza fondi per gestirli, ma si tratta di consorzi mirati alla sopravvivenza della singola frazione e non al profitto

Fosche nubi appaiono sull’orizzonte idrico italiano, si riuscirà a creare un sistema veramente PER il cittadino?

Ermanno Cecconetto

Pubblicato su NoviOnLine 02 Luglio 2010
http://www.novionline.net/news/societ-e-cultura/la-pecora-nera-acqua-pazza-2.html

ED IO PAGO!

pecoranera2Ho la patente dal 1992, pertanto son ben quasi 28 anni che guido e non sempre su strade pianeggianti, avendo vissuto per molto tempo a Capanne di Carrega e successivamente in una frazione di Borghetto, Fontana, arroccata sulle prime rive delle Strette.
Strada ghiacciata e innevata un pò ne ho fatta in questi anni, però una cosa non mi pare di ricordare: ma anni fa le autostrade chiudevano per neve e/o ghiaccio?

In effetti, se la memoria non fa brutti scherzi, questa strana usanza mi pare abbia preso piede da qualche anno a questa parte, secondo il principio che nonostante tu paghi un pedaggio, dato che le società concessionarie non voglion aver grane, arrivati ad un certo punto chiudono le autostrade e buonanotte ai suonatori, tutti sulle statali.
L'esempio lampante è stato questo lunedì, quando per ghiaccio la A26 è rimasta chiusa dalle 24 alle 8.30, con il conseguente caos sulle strade limitrofe, che certo non sono fatte per assorbire una tale mole di traffico veicolare.
Ovviamente in questo caso è presumibile che la chiusura sia la conseguenza di una serie di intraversamenti e tamponamenti di automezzi avvenuti prima di mezzanotte, però vien da chiedersi come mai la Società Autostrade non sia corsa ai ripari preventivamente.
Durante la nevicata dopo la Befana fu chiusa anche la A7 per neve, quindi arrivati a Serravalle alè, tutti fuori e tanti saluti!
Non ricordo onestamente se una decina di anni fa succedeva la stessa cosa, ma non mi pare, ed a questo punto mi domando: la cosa è fatta per la nostra sicurezza, oppure le società autostradali han paura di dover pagare un bel pò di soldi in caso di reclami e disservizi?
In fondo il vantaggio per loro è duplice:
1) non paghi gli straordinari per pulire e salare le strade, ma lo fai con comodo in orario più consono
2) non paghi il disservizio in caso di automezzi bloccati
Sul sito delle Autostrade troviamo scritto che:
"Il pedaggio autostradale è l'importo che il Cliente è tenuto a pagare per l'uso dell'autostrada. I proventi dei pedaggi servono alle società Concessionarie, che hanno costruito le autostrade con proprie risorse finanziarie, per recuperare gli investimenti già effettuati e per sostenere le spese di ammodernamento, innovazione, gestione e manutenzione della rete."
Quindi sembra che sia tutto in regola: tu viaggi su una strada privata, arrivi ad un certo punto ed il proprietario ti dice "esci"
Ma un momento! Le autostrade non sono date in concessione ai privati?
Come ben spiega il Prof. Ragazzi, docente di Scienza della Finanza presso l'Università di Bergamo:
"La concessione è sostanzialmente un contratto col quale un ente pubblico affida la costruzione e/o gestione di un’opera pubblica ad un’impresa (privata o pubblica) cui viene riconosciuto, per un determinato arco di tempo, il diritto a riscuotere tariffe regolamentate sull’uso dell’opera pubblica."
Ed in questo contratto non ci sara' previsto il livello minimo del servizio che devono garantire sul transito dei mezzi? Ma ovviamente no, siamo in Italia, che diamine!
Del resto se ci fossero stati dei controlli seri non sarebbero nate le polemiche su quanto hanno incassato fino ad oggi le società concessionarie e quanto hanno realmente investito.
Anzi è una domanda leggittima che ti poni se girando in rete ti capita di passare sul blog Macchianera e malauguratamente leggi l'articolo di Jonkind sull'argomento (per chi ha voglia di approfondire: http://www.macchianera.net/2010/01/07/14321/ ) ed a quel punto ti incaz…arrabbi come settimana scorsa, perchè ti chiedi come mai una simile notizia non riempe le pagine di tutti i giornali
E ti chiedi effettivamente perchè si è dato il via libera agli aumenti delle tariffe imposto per il 2010, se poi non si sono fatte infrastrutture ed il servizio fornito al cittadino si limita al: "Nevica! Tutti fuori!"
Anzi se vogliamo è un atteggiamento irresponsabile, perchè sappiamo bene tutti come sono messe le statali e quanto siano sicure, quindi in caso di neve e ghiaccio chiudere le autostrade per atto preventivo per la sicurezza stradale suona molto comico.
E' come se durante un'arrampicata rocciosa ti dicessero che ti tolgono la corda di sicurezza perchè così sali meglio.
Ma del resto, come dicevo prima, siamo in Italia….

Ermanno Cecconetto

Pubblicato su NoviOnLine 29 gennaio 2010
http://www.novionline.net/news/invia-il-tuo-articolo/la-pecora-nera-ed-io-pago.html <!– –>